Il passato remoto (1980-1983):

Non credo di essere particolarmente vecchio... anche se a volte guardando i ragazzi e le ragazze in giro mi rendo conto con meraviglia di avere 10, 15, 20 anni più di loro! Anzi! Ma di ricordi ne ho davvero tanti, così tanti che comincio a sentire il bisogno di scriverli da qualche parte per non dimenticarli.
Forse è una mia tara, o forse l'ho ereditata da qualcuno in famiglia, ma da che ho memoria ho sempre avuto il desiderio di conservare tutto e di tenere qualsiasi minimo ricordo di ogni cosa, di ogni avvenimento della mia vita e di ogni persona, per fare in modo che nulla vada mai dimenticato.
La mia passione per la genealogia, e anche questo stesso sito, sono conseguenze di questo desiderio. 
Tra i miei primi ricordi c'è quello del mio quinto compleanno, nel 1983: un flash di mia nonna che sulla porta di casa mi dice "sei un ometto ormai". E poi mi attraversa la mente una nevicata vista da una finestra in braccio a mia mamma... chissà che anno era... e dalla stessa finestra i carri di carnevale, e poi i puffi che guardavo in una vecchia televisione in salotto, i tavolini esagonali ed il gelato che ci davano all'asilo nido, i cartoni animati su otto millimetri proiettati a noi bambini.
Man mano che scrivo i ricordi si fanno più nitidi. Mi sembra di essere davanti a una quelle rosette con la marmellata o con una barra di cioccolato al latte che ci davano all'asilo "Bevilacqua" per merenda, o ai ghiaccioli che mangiavamo d'estate. Mi sembra di sentire ora le canzoni che ci facevano ascoltare con il giradischi: "Lisa dagli occhi blu" e "L'Italiano". E poi i giochi con il fango in cortile, e con quei cilindri di cemento dipinti di tutti i colori in cui i bambini si infilavano. La recita di fine anno.
Il sonnellino era una tortura, su quei materassini stesi per terra all'asilo non dormivo mai e facevo finta di addormentarmi tenendo un occhio aperto e uno chiuso mentre le maestre ci controllavano... 
E quanto odiavo il minestrone in mensa! Quei maccheroni piccoli e tozzi e tutti quei pezzettoni di verdura dall'odore disgustoso. Credo che il mio odio per tante cose sia cominciato proprio lì...
Qualcosa che ho davvero lasciato di quell'epoca sono i miei disegni che i miei genitori hanno conservato quasi tutti! La maggior parte sono scarabocchi, ma evidentemente qualcosa volevano dire. Altri sono davvero curiosi!


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Il 15 ottobre 1983 cambiavo casa e da Viale Ludovico il Moro mi trasferivo in Via Fratelli Cervi: per il dispiacere avrei voluto portarmi dietro tutti i muri di quella vecchia! Invece il destino fu irremovibile: una casa nuova, nuovi amici, un grande giardino. Proprio all'epoca in cui avevo cominciato ad esplorare quello vecchio..
Il primo giorno di elementari, settembre 1984: ho una visione, i miei due maestri vestiti di verdone, e noi bambini tutti in cerchio, qualcuno che piangeva, le mamme che li lasciavano per la prima volta. Un manifesto dei puffi sul muro, i gessi colorati, un primo compito: una fotocopia da colorare con un uccellino in gabbia.
Tra il 1988 e i primi anni '90 avevamo un gioco fantastico: scrivevamo bigliettini e li nascondevamo immaginando venissero scoperti anni o secoli dopo da futuri abitanti della terra. A volte li seppellivamo e qualche volta, anni dopo, li abbiamo anche dissotterrati! Gli autori siamo sempre stati io, Castor, e Lollo.
Tutti quanti quei bigliettini erano più o meno nello stesso stile: "Mi chiamo Giacomo Arcidiaco, sono nato il... oggi è il... i Topolini costano... siamo arrivati al numero... ecc.ecc.". Da bravi amanti del genere Disney ed affezionati collezionisti di Topolino non potevamo certo mancare di citare i nostri giornalini preferiti in questi piccoli scritti destinati ad una futura umanità!
Ecco quindi una prima serie di documenti: i superstiti ai seppellimenti e a tutti gli anni che sono passati...

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Ricordi d'infanzia (1983-1988):

Quelle che state per leggere sono alcune delle "avventure" di cui siamo stati protagonisti tra il 1983 ed il 1988 io, Lollo, e molti degli altri bambini del condominio "Il Cantiere" del quartriere Pelizza di Pavia.
Verso l'età di 12-13 anni, nei primi anni '90, anche noi come i grandi cominciavamo ad avere i nostri piccoli "ricordi d'infanzia": erano e sono ancora ricordi fatti di alcune storie e di altre piccole "storiacce", di guerre tra bande di bambini e contro gli adulti, contro il giardiniere del palazzo, o contro quei vicini di casa che, stanchi di sentirci gridare in giardino a ogni ora del giorno, si lamentavano in continuazione.
Sono ricordi fatti di giochi col fango e con la neve, col Lego, con i soldi stampati da noi, con i bastoni, con le buche nella terra e con i formicai... e poi con i ragni e con i coleotteri, con le rane e con i rospetti!
Nel 1983 il condominio "Il Cantiere", nuovo di zecca, che al suo completo comprendeva (e comprende ancora) 40 appartamenti, cominciava a popolarsi. Quando mi ci trasferii io dovevo ancora compiere 5 anni: era il 15 ottobre del 1983. Prima abitavo in Viale Ludovico il Moro, nella casa di fronte a quella dove abito attualmente.
Nel giro di pochi anni un folto numero di bambini cominciarono a scorrazzare sotto il porticato con le bici, con i pattini, e poi con gli skateboard, a giocare e a gridare tutti (o quasi) insieme, e a formare gruppi e bande.
Alcuni di loro oggi si sono trasferiti da quel condominio e di loro ho perso ogni traccia, con altri sono rimasto amico, qualcuno di loro invece penso che non lo riconoscerei neanche più. Rimangono tanti bellissimi ricordi e tante fotografie.
E' stato così che verso il 1990 io e Lollo abbiamo deciso di abbozzare, in un modo decisamente sgrammaticato e a tratti poco comprensibile al "grande pubblico", un "libro" contentente tutti questi fatti che, diciamolo, ci hanno fatto crescere, e che nessuno di noi dimenticherà facilmente.
Questa versione pubblicata online è stata restaurata e (per quanto possibile) corretta dagli errori di grammatica... alcune parti della versione originale sono state omesse per rispetto a quelle persone che all'epoca in cui l'abbiamo scritto non ci stavano particolarmente simpatiche, e alle quali non abbiamo esitato ad affibbiare appellativi poco gradevoli...
Un doveroso saluto e un abbraccio va naturalmente a Lollo, il mio più grande amico d'infanzia, che all'epoca (con me seduto a fianco), ha battuto questa nostra "opera" sul suo computer (un 386 mi pare).
Con lui ho passato tanti pomeriggi (ti ricordi quando giocavamo con lo Spectrum... e poi a Simcity col PC ascoltando i Beatles... e quando venivi da me a vedere il primo tempo dei film di Walt Disney!?!) e a lui sono e sarò sempre legato da un sincero affetto e, anche se al momento non ci si vede molto, è sempre bello riincontrarsi!!!
E poi è grazie a Lollo che oggi possiamo leggere ancora questo libro, che per anni e anni purtroppo avevamo creduto perso per sempre e che invece lui ha ritrovato nel '99 in un dischetto sepolto da secoli chissadove sotto un bello strato di polvere nel suo studio!
Un'ultima nota: leggendo qualcuno si potrebbe chiedere chi fosse questo "CASTOR" che a volte viene citato...
Ok... "Castor" era il mio soprannome da piccolo (e per qualcuno lo è ancora oggi!). L'etimologia di questo soprannome è dovuta al cartone animato "Don Chuck Castoro", che i più anziani tra i lettori certamente ricorderanno...
Come spiegare? Dunque... io guardavo questo cartone animato, e siccome Chuck (letto Ciak) è simile (o almeno a noi così sembrava) a "Giak" che, a quanto dicevamo a quell'età, era la traduzione di Giacomo in inglese (!!!) cominciai ad essere chiamato Castoro, e poi, molto presto, Castor... :-)

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Ricordi di liceo (1992-1997):

All'inizio dell'Uni, nell'autunno 1997, con 30 esami ancora da fare (nel vecchio ordinamento erano 30 in totale, ora sono una cinquantina, poveri loro!), pensavo che non mi sarei più divertito come in quinta liceo, quando già cominciavamo ad sentirci grandicelli, ad avere la macchina, a conoscere un po' tutto il liceo, e a fare "quelli di quinta" con i piu' piccoli... Quando saltavamo le lezioni di filosofia e di storia, di scienze e di italiano, perché tanto non le portavamo alla maturità (!!!!) e stavamo fuori dalla sede staccata a prendere il sole... Quando ho cominciato a uscire sempre più spesso con la mia attuale compagnia, ed il sabato sera andavamo al sottovento...

QUESTA ERA LA VITA IN SEDE STACCATA...... da un articolo scritto da me e da Davide in quarta (1995-1996) apparso sul giornale della scuola "IL RESTO DEL FURRINO"

Lunedì, ore 7.50: la sede staccata all'orizzonte... il fumo delle sigarette si confonde con la nebbia mattutina. Fabio si gratta il pi...zzo, la Chiara (noi siamo Lombardi e scriviamo LA Chiara) tenta invano di tenere al giunzaglio la Mici, e sua cugina Clara si allena nelle sue espressioni sveglie, mentre Stefano si toglie dai capelli le matite che ci aveva oincastrato il giorno prima. Una sgommata in lontananza... il suono inconfondibile della M. che arriva.
Oggi interrogazione su Mr. Azio Sincero (Mah?!): nell'aula aleggia un sentore di adrenalina; Davide tenta un bel rito voo-do, mentre uno stuolo di santini tiene compagnia alla Morena (noi siamo Lombardi e scriviamo LA Morena) e gli altri pensano ad una mega-giustificazione di massa. La M. entra; un saluto gelido, il registro buttato sulla cattedra: <>. Azio Sincero incute timore: Massimo è ispirato e va ai servizi... e gli altri? Tutti giustificati, tranne la Morena e Gelmut (Marco, quello della "ditta Gelmini prodotti genuini"): <>...
Dopo l'otto (e mezzo) della Morena e il cinque (al sei) di Marco, con un bel quarto d'ora di ritardo arriva il M.: un bel cumulo di scartoffie sotto il braccio e un sorriso beffardo in viso... arrivano i nostri compiti in classe (per la serie "ho preso uno e mezzo, cosa vinco?"). Al termine della lezione sorridono solo il M., Giacomo, e l'otto che ammicca sul suo banco. Tanti begli uno, due, e qualche due e mezzo rallegreranno il Natale di molti. Nel restante quarto d'ora il M. si diverte nel tirare il cancellino alla Lucia, per una prova pratica del moto accelerato. Terza ora: tutto fila liscio con N., che, per la serie "il nonno racconta", ci parla delle sue vicende di vita vissuta, cosicché diventeremo tutti più saggi. Costaggiù (nota parola di origine Malavogliese, che se non sapete cosa vuol dire siete degli ignoranti) c'è l'intervallo: noi (a proposito, non c'entra niente, ma lo sapevate che Giacomo ha dei parenti a Santa Barbara, USA?) andiamo ad imporci all'assemblea de "Il Resto del Furrino", non prima però di aver assaporato il salame di cioccolato (che nel frattempo si è liquefatto) preparato dalle amorevoli manine della Mici. Suona la prima campanella: la Marianna la va in campagna; suona la seconda: tutti giù per terra (al momento ci siamo un po' fumati le cervella). Alla quarta ora stiamo dormento, e quindi non ci accorgiamo di chi viene chi va.... male, male, fanno entrare cani e porci al giorno d'oggi, pota!Quindi passiamo direttamente alla quinta ora, col lettore di francese, Paolo Bonolis (è lui, è lui!!! ...peccato che non ha portato la Laura Freddi!). Massimo intanto, dopo quattro ore di avventure sul water, ritorna dai servizi. Vabbé, alle 13.10 un'altra dura giornata è passata, e qui terminiamo il nostro articolo, ma siccome non abbiamo citato un sacco di persone li citiamo tutti adesso: Valentinakallebalboalemorene, Beppemammavleriannepapamaralicemurielstefy e Cavaliercondorellièunveropiacere, più la Marianna che nel frattempo è tornata dalla campagna, ed è andata al lago. PS: REMEMBER, GIVE PEACE A CHANCE!!! (by J. Lennon)
by Giacomo Arcidiaco e Davide XXX (si vergogna, e ha ragione), IV C

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