La storia del giardino
Calvi Lorenzo & Arcidiaco Giacomo





INTRODUZIONE

Prima di tutto " LA STORIA DEL GIARDINO" è un libro senza niente di cattolico o umanitario, perchè non ispira pietà per i poveri bambini tartassati dai grandi. Questi bambini sono tutt' altro che innocenti; francamente odiano e detestano alcuni grandi (non diciamo chi!), e non c'è mai un momento in cui mostrino amore filiale o sottomissione. Se prendono botte o sono scocciati da chi sappiamo noi, considerano ciò come naturale conseguenza di una guerra tra i grandi e bambini. Così sono pieni di rancore e di voglia di vendetta e pensano che sia più legittimo imbrogliarli o maledirli.


1983




CAPITOLO 1
LA MURAGLIA DI NEVE

Con quali parole potremmo meglio descrivere l'imponente muraglia di neve? Con quelle degli altri naturalmente! ...... Ovvero con quelle di Gianluca.
Gianluca: "Con l'aiuto fornitoci da Pierpaolo Io, Lollo e Castor abbiamo costruito una muraglia fatta di neve di circa un metro. Quando l'abbiamo finita Castor costruì un sedile di neve che, secondo me, assomiglia ad un water. Poi, per sperimentare la muraglia, Lollo, Castor ed Io abbiamo lanciato moltissime palle di neve per constatare la sua resistenza. Effettivamente la muraglia superò tutte le prove."
Con queste semplici e sintetiche parole, Gengi, ha spiegato ciò che successe nell' inverno 83/84. Mentre noi costruivavamo la muraglia Laura e Silvia ne costruivano un' altra molto meno solida della nostra, infatti la muraglia era stata eretta per la nostra difesa dalle palle di neve scagliate dai nemici: Laura e Silvia.
L'unica battaglia che ci fu si dimostrò subito impari, difatti il "Muricciolo " costruito dal nemico, cadde sotto le poderose palle di neve scagliate da noi, vincitori di quella guerra. La muraglia però servì anche come nostro nascondiglio, nemici compresi. La fine di questo storico campo di battaglia, fu inglorioso, infatti essa era interamente composta di neve che si sciolse ai primi caldi primaverili.

CAPITOLO 2
LA BUCA

Cominciamo col chiarire che, nella storia del giardino, abbiamo scavato in tutto tre buche. La prima, la più piccola, ‚ stata fatta nell '83, nel medesimo luogo della muraglia, fu il nostro primo gioco tutti insieme. La seconda, invece,fu scavata nell '84 verso i primi giorni di primavera, difatti la prima non resistette per molto dato che il Signor C. la ricoprì di terra prima che nevicasse.
L' ultima buca fu senz'altro la più famosa fra tutte poichè è legata a molti fatti. Sicuramente quello più curioso fu quando trovammo nel passaggio segreto un ombrello scuro trasportato dal fortissimo vento che soffiava quel giorno; l'ombrello ci servì poi come " Tetto" della casa-buca: difatti la buca era così grande e profonda che un bambino ci poteva comodamente stare rannicchiato dentro; l'unico inconveniente era semplicemente che la buca, essendo scavata sopra un popolatissimo formicaio, "Perdeva" dalle pareti legioni di formiche, quindi potete immaginarvi come si stesse male là dentro!!.

CAPITOLO 3
I TERRAI

Per chi non lo sapesse i terrai sono, nel nostro giardino, delle zone costruite a modello dell' habitat naturale di alcuni insetti. Vi starete sicuramente chiedendo perchè li edificavamo, la risposta ‚ semplice! Erano luoghi dove far vivere gli insetti che catturavamo, anche se non ci stavano per molto, infatti, per un po', sotto il nostro controllo, rimanevano buoni girando tranquillamente tra roccie, laghi e caverne, mentre dopo essere andati via ed essere ritornati non ne trovavamo più uno!!!
La struttura era relativamente semplice, ma dotato di quasi tutti i comfort, infatti c'erano deserti, montagne, foreste, fiumi ecc., costituiti da sabbia, pietre, erba ed acqua.
Come per le buche, anche per i terrai ce ne sono state varie versioni: il primo, al contrario delle buche, fu il più bello, difatti era il più attrezzato e popolato da grilli, formiche, cavallette, ragni volanti e non, bruchi, cimici, maggiolini e vermi. Quelli che seguirono furono mano a mano sempre più brutti fino ad arrivare all' ultima "Schifezzosissima schifezza" costruita nel 1990.


1984




CAPITOLO 1
La Sfinge

Durante il lungo e nevoso inverno che ci fu agli inizi del millenovecentottantaquattro noi tutti, con l'aiuto dei nostri genitori, erigemmo in giardino una specie di costruzione di neve chiamata, da noi, "La Sfinge", per una certa somiglianza alla sfinge egiziana. Essa si innalzava di circa un metro e settantacinque centimetri sopra il manto erboso ricoperto di neve. Infatti fu proprio in quell' anno che nevicò molto, tutta quella neve ci diede l'ispirazione e la possibilità di costruire molti pupazzi di neve simili a quello descritto.
Difatti la Sfinge non era altro che un pupazzo di neve mal costruito che poi venne trasformato in un buco-rifugio per la gioia di grandi e piccini, anche se i grandi non potetevano assolutamene entrarci, essendo il buco d'ingresso troppo stretto per la mole massiccia di un adulto. Troppo ingiusta fu la fine della Sfinge; infatti fu distrutta da un ignobile puzzone di cui l'identità restò segreta fino ad oggi.
Tuttora le investigazioni si stanno svolgendo ma senza risultati soddisfacenti; infatti le uniche cose che si sanno sono che il "Malvivente" compì il fattaccio nella notte tra un sabato e una domenica, portava delle scarpe del 41 circa e usò, come atrezzo, un bastone trovato poi sul posto. Comuque sia la Sfinge si sarebbe dovuta sciogliere e quindi " l'assassino" fece, in un certo senso, bene a distruggerla perchè prolungò il gioco per molto più tempo di quanto avavamo previsto.

CAPITOLO 2
OMISSIS

CAPITOLO 3
La Leon Gatto, Leon Topo e Leon Cane

Leon Gatto, Leon Topo e Leon Cane chi erano costoro? La risposta è semplice! Erano semplicemente delle bande formate rispettivamente da:
Leon Gatto- Giacomo, Lorenzo, Gianluca, Laura, Silvia e Barbara.
Leon Cane- Federico e Alessandro.
Leon Topo- Essa era, all'epoca, formata da Giuseppe ed Enrico, ma poi si fuse alla Leon Gatto diventandone praticamente una sottobanda.
Tutto cominciò dalla faccenda del calzino; infatti questa banda nacque per combattere contro Federico e la sua Leon Cane. Questo era semplicemente l'obiettivo della banda, che poi, col tempo, cambiò quasi completamente, diventando, principalmente, lo sconfiggere le popolari che a volte si introducevano nel palazzo. Il tutto durò per circa due anni in cui, oltre a scacciare popolari, ci divertimmo un sacco. Come tutte le cose anche la Leon Gatto ebbe una fine per cause ignote....

CAPITOLO 4
Il morso al naso:

Questo fu un fatto di cui noi (Castor e Lollo) non possiamo raccontare niente causa la nostra, come quella di tutti, assenza. Gli unici spettatori furono i protagonisti, Fede e Gengi:
GENGI: " Io e fede abbiamo litigato, Io ho cominciato a dare morsi da tutte le parti e Fede, ormai infuriato, mi ha attaccato violentemente mordendomi il naso, in seguito Io riuscii a mollargli un calcio e lui mi liberò dalla presa."
FEDE: " Sono sceso con un pacchetto di patatine (Fonzie), Gengi voleva tutto il pacchetto Io, in un atto di pietè gli diedi una patatina, solo che lui non la accettò allora tentò di mordermi. Io gli deviai la bocca e gli appioppai un poderoso morso al naso; gliel'ho tenuto finchè mi sono stancato: gli rimase il livido per un mese ".
Come potete vedere le due teorie sul fatto sono assai diverse ma, lo ripetiamo, noi non c'eravamo e quindi non possiamo narrarvi la nostra versione sull' accaduto.

CAPITOLO 5
I Puffi in Giardino

Come per Il Morso al Naso possiamo proporvi testimonianze inedite di Federico e del Signor C.:
FEDE: "Appena fu cresciuta l'erba nel giardino C. istallò, come ornamento, tre Puffi, mi pare di ricordare, un Grande Puffo, un puffo normale e Puffetta. Questi puffi ci piacevano assai ma in un nefasto giorno i cani pelosi ( ragazzi ) delle popolari ce lo "grattarono" ignobilmente. Da quel giorno non ci furono più statue nel nostro giardino ".
Signor C.: " Si, mi ricordo, me li hanno fregati, non li , ho più visti, c'era il Grande Puffo, almeno da quanto mi ricordo. Me l'avete fatto ricordare voi, Io l' avevo dimenticato sono passati cinque anni!! "
Potete osservare come le due testimonianze siano ben diverse; anche per noi infatti le cose successero in maniera differente: c'era il Grande Puffo e la Puffetta, rispettivamente sistemati di fronte al balcone del Signor C. e di fronte alla scala C. Una cosa comune a tutti i due racconti e ai nostri ricordi è che i Puffi ci sono stati fregati da .... da chi? L'ipotesi è che siano le popolari ma, lo ripeto, è sempre un ipotesi.
Comunque sia ora non ci sono più, peccato perchè erano diventati come un simbolo per il nostro giardino; infatti, guarda caso, lo stemma della Leon Gatto era proprio un Puffo mascherato (forse perchè era l'unico che avevamo).

CAPITOLO 6
I Matrimoni

Uno fra i più insoliti capitoli della storia del giardino fu sicuramente quello riguardante i matrimoni; difatti non è molto comune che in un giardino si celebrino delle funzioni religiose. Facciamoci raccontare l'accaduto da Federico:
FEDE "Nel nostro palazzo si è verificato un verosimile matrimonio. In una calda giornata settembrina del millenovecentottantaquattro (N.D.R parola molto corta) L. ed Elisa, colti da un profondo attimo d'amore, si fecero sposare da Lollo (il prete). Gianluca era il testimone, io il chirichetto e Castor era il guardone. I due su nostro suggerimento si sbaciucchiarono allo scambio degli anelli.
I due giovani sposi sdraiati nell' erba alta, che poi alta non era per niente, si avvinghiarono e si diedero un po' di baci appassionati. Mentre si baciavano io notai, nei loro occhi un luccichio, erano sfaville d'amore. Noi, ghignando come matti e sollecitandoli ulteriormente allo sbaciucchiamento. I due furono così felici e contenti."
Con queste parole Federico ci riassume l' accaduto, forse esagerando un po'; infatti i due non andarono così sul pesante, forse per il semplice motivo della età prematura. Comunque sia i due "giovani sposi" divennero marito e moglie più o meno felicemente. Il bacio, che lo crediate o no, ci fu veramente anche se non in maniera appassionata come nella versione di Federico.

CAPITOLO 7
Villa

Uno dei giochi ritenuti probabilmente famosi da tutti fu sicuramente villa. Esso fu inventato da Laura e Silvia, quando ancora giocava con noi, proprio in quest' anno. Come gioco era, o per meglio dire è, relativamente semplice; infatti si basa su una casa (sempre la base 2) abitata oltre che dal padrone anche dalla servitù che aveva vari compiti: c'era il cuoco che preparava da mangiare, la cameriera che lo portava al padrone, il cameriere che faceva più o meno la stessa cosa, il giardiniere che curava il giardino e l'uomo o la donna che pulivano i gabinetti. I ruoli erano si diversi ma più o meno ognuno faceva sempre la stessa cosa, vi riassumo i ruoli e le persone che li facevano:
Castor- Faceva il cuoco o il cameriere e, raramente, il giardiniere
Lollo- Faceva o il cuoco o il padrone
Laura- Faceva di solito la padrona oppure la cameriera
Silvia- Per le poche volte che ha giocato ha fatto sempre la padrona
Peppe- Faceva o l' aiuto cuoco o il giardiniere
Chicco- Faceva o il cameriere, l' aiuto cuoco o il giardinere
L.- Faceva o l'uomo dei gabinetti o lo schiavo della padrona (Micci e France non hanno mai giocato perchè o non erano ancora nati o perchè erano troppo piccoli)
Come si può notare c'erano vari gradi di servitù, di cui il più infimo era l'uomo dei gabinetti. Prima ho scritto che che il gioco originale è stato inventato da Laura e Silvia ma era semplicemente una "capanna" più che una villa infatti non aveva servitù; poi il gioco fu ampliato diventando il villa che oggi conosciamo. Una variante di villa potrebbe essere il gioco chiamato albergo, che era appunto un albergo in cui arrivavano vari clienti che erano serviti dalla servitù come padroni nel precedente gioco di villa.

CAPITOLO 8
Peppe nelle rose

Riportiamo, come al solito, prima di tutto la testimonianza del diretto interessato.
Peppe: " Eravamo alla scala E e, Castor e Lollo , mi hanno preso per le mani e per i piedi e mi hanno scaraventato nelle rose ( esagerato! N.D.R ). Io sanguinante diventai furioso e tirai calci e pugni da tutte le parti, colpendo più volte la colonna."
Prima di tutto dobbiamo precisare molte cose:
1) Non l'ho abbiamo scaraventato, perchè altrimenti avrebbe riportato gravi (+ o -) conseguenze al fisico .
2) Io ( Castor ) non ero affatto presente poichè non ricordo nulla di ciò che successe.
3) Noi non l'ho abbiamo preso per le mani e per i piedi, bensì abbiamo....scaraventato la sua bicicletta e lui compreso.
4) E' impossibile che, sanguinante come, secondo lui, era, abbia dato calci e pugni alle colonne, se non altro, perchè a quest ora avrebbe mani e piedi frantumati...
Ora, finalmente, vi racconteremo la nostra versione dei fatti: eravamo Gianluca, Castor (forse) ed Io alla scala E. Una linea per terra (avete presente quelle linee grigie che ci sono sotto il portico?) segnava il confine tra una base segreta e il resto del giardino. Per avere accesso alla base ( gestita dalla Leon Gatto) c'era bisogno di una parola d'ordine che, guarda caso era, come al solito, riguardante i cartoni animati.
La parola in questione era Salsapariglia. Peppe arrivato al confine senza sapere la parola tentò in vano di passare, ma fu fermato. Oppose molta resistenza, allora fu gettato nelle rose. Noi, meravigliati di ciò che avevamo fatto scappammo a gambe levate. Quello che successe dopo rimase, almeno per noi, ignoto poichè per circa due giorni non ebbimo più il coraggio di scendere in cortile.

CAPITOLO 9
Le Olimpiadi

Innanzitutto dobbiamo precisare che i giochi olimpici tra di noi furono svolti varie volte. Vediamo come Federico, figlio del organizzatore, ci descrive in modo generale e molto riassunto ciò che successe:
Fede " Le olimpiadi in questo palazzo sono state pensate dopo lo svolgimento dei giochi olimpici dell' 84 (U.S.A). L'organizzatore unico delle olimpiadi è stato mio padre tranne nell' ultimo anno in cui l' organizzatore sono stato io. La durata delle gare è variabile dalle due alle cinque giornate.
Nell' ultima olimpiade c'è stato un ammutinamento per colpa dei giocatori. Nella prima, nel 1984, vinse Lollo e così fu anche per la seconda; invece nella terza il vincitore fui io e nella quarta ...( Ironia )... vinse Gengi. Nella quinta olimpiade, nel 1990, dopo 10 gare Peppe era primo con 22 punti, Chicco secondo con 21 punti e Luca ultimo co 19 punti; mancavano 6 gare, quindi non si potè stabilire il vincitore a causa dell'ammutinamento."
L'unica cosa che ci resta da dire è che, a volte, le olimpiadi non sono state vinte regolarmente (quasi): Nella prima e nella seconda olimpiade praticamente vinse Lollo poichè Federico, Alessandro e Gianluca si scoraggiavano prima di partire; infatti Federico diceva "Se avete un avversario più forte di voi, buttatevi per terra e lasciatelo vincere senza cercare di raggiungerlo". Nella terza, stranamente, le olimpiadi furono vinte regolarmente da Federico.
Le cose cambiarono con le ultime decenti olimpiadi che, nel 1987, portarono al podio Gianluca in modo non del tutto corretto poichè egli vinse in mezzo a dei concorrenti moribondi quali Federico, Lollo, Castor, Laura, Peppe e Chicco. Nei due anni che seguirono ci fu una pausa nella quale non furono giocate le olimpiadi.
Le ultime olimpiadi del 1990 furono le più disastrose; furono organizzate da Federico che, suo malgrado, le aveva organizzate piuttosto bene, quello che guastava era però l'insieme con Gianluca che era irascibile; infatti quando Castor, per errore, gli legò il dito ad un albero mentre stava preparando lo spago per il salto in alto, lui, dopo essere cascato al terreno, lo rincorse per tutto il giardino con intenzioni abbastanza ( + o - ) crudeli.
Nel complesso però le olimpiadi '90 furono molto divertenti: Chicco si "impastò" contro la corda tesa posta per il salto in alto, Alessandro espulse dalla parte bassa un' olezzante brezza pomeridiana, Peppe, facendo il salto triplo, si impiantò a metà salto perchè nessuno gli aveva spiegato cosa fosse questo tipo di salto e Lollo, essendo il giudice di linea, la spostava a suo piacimento mentre un concorrente effettuava la prova.

1985




CAPITOLO 1
L' Igloo

Stranamente, questa volta, cominciamo il capitolo con il nostro parere: Tutto iniziò quando Castor costruì un' enorme palla di neve per un semplicissimo pupazzo; quando però la palla divenne troppo grande per essere spinta, fu aiutato da tutti fino a farla rotolare davanti alla scala C.
Intanto sorse l'idea di aggiungere alla palla descritta sopra altre palle enormi per ottenere, alla fine, un mucchio di palle.
La cosa più ovvia dopo era utilizzare quel mucchio intelligentemente, appunto scavandoci dentro.
Visto che non sappiamo che cosa scrivere ecco le considerazioni di Peppe:
Peppe "L'igloo, per quanto mi ricordo, era fatto con palloni accumulati di neve, ed dentro era piccolo (mah va? N.D.R.) per quanto riguarda l'entrata... non so più cosa dire..."
Anche Peppe è nelle nostre stesse condizioni, però noi ci siamo ricordati cosa successe in seguito:
Durante la costruzione successero le cose più strane: Paolo scavò in una parete un fac-simile della bocca della verità che poi fu, per fortuna, distrutto, fu costruita una sella per cavalcare l'igloo a mo' di ronzino. Alcuni accessori, come l'uscita di sicurezza, che all'inizio doveva essere un deposito di armi, le sbarre all'ingresso fatte di bastoni rubati al giardiniere e la comodissima mensola scavata internamente nella parete destra dell'igloo, furono costruiti in seguito.
L'antefatto alla distruzione dell' igloo fu lungo, complesso e... disastroso; decidemmo infatti di trasformarlo in un parco di divertimenti: fu ampliata la finestra d'areazione, la sella e l'uscita di sicurezza furono fuse in uno scivolo e ne fu chiuso l'ingresso ai non addetti ai lavori dichiarando l'igloo pericolante.
La fine fu però ben diversa: fu infatti distrutto da... boh? L'unica ipotesi credibile fu quella della Laura, ella sosteneva che uno delle case vicine fosse saltato dentro e avesse raso al suolo l'igloo, già pericolante. Questa è solo un' ipotesi, comunque un giorno nefasto trovammo il nostro rifugio di neve distrutto....

CAPITOLO 2
L'albero maledetto

Secondo voi come inizieremo?.....Suspance... Ma nel solito modo, naturalmente ( e come se no? )
GENGI:" C. aveva impiantato un albero piuttosto grande e noi, allora, incominciammo a scalfirlo per gioco, ma poi incominciammo una vera e propria lotta per distruggerlo."
Secondo la nostra opinione le cose andarono in modo assolutamente diverso: Gengi,con la sua intervistina sottointende un odio tra noi e il Sig. C. per causa dell' albero, questo sentimento un po' c'è ma per altre cause che si perdono dalla notte dei tempi. Comuque una micro-cosa di vero è esistita; infatti iniziammo a scalfire l'albero per gioco (tanto per usare le parole di Gengi).
Potremmo citare alcuni fra i più famosi danneggiamenti: una volta mescolammo alcuni detersivi e bagni schiuma vari in un secchio che poi fu rovesciato alla base dell'albero, appendemmo, oppure, dei pesanti mattoni con un filo ad un ramo al fine di farlo crollare, un' altra volta ancora scavammo attorno all' albero per strappargli tutte le radici, ci arrampicammo uno sull'altro per staccare i rami, gli tiravamo dei macigni che provocavano degli "ematomi" sulla corteccia, una volta, addirittura, con delle catene e dei seghetti siamo riusciti ad incrinare l'albero, oppure con una chiave abbiamo rigato l'albero fino all' alburno e, un altra volta abbiamo scortecciato la base dell'albero per fare morire i rami sovrastanti, un sacco di altre torture si potrebbero raccontare ma .....

CAPITOLO 3
L'albero delle date

Un altro albero importante fu sicuramente quello chiamato "L'albero delle date" poichè riporta alcune fra le date pi— significative nella storia del giardino. Quelle date descrivono principalmente l' anno di scioglimento delle 2 bande: la Leon Gatto e l' A.P.I. di cui parleremo in seguito. Riportiamo con esattezza il contenuto delle incisioni:
-1985 Muore la Leon Gatto-
-1987 Muore l' A.P.I.-

CAPITOLO 4
Le 7 raganelle

In seguito ai lavori eseguiti per costruire alcune tubature fu scavata una buca e, essendosi poi riempita d'acqua dopo un acquazzone, alcune "mamme-rane" hanno potuto depositarvi delle uova dalle quali nacquero tante piccole raganelle, cinque per l'esattezza.
Nella quiete che segue la tempesta noi bambini riuscimmo a catturarle tutte calandoci con una fune, come se scendessimo in un buio e profondo pozzo abitato dalle più tetre creature infernali; oltre alle cinque raganelle piccole una sorpresa ci attese sul fondo: due grasse e pasciute raganelle che aspettavano di vedere la luce solare. Dopo averle catturate organizzammo una sorta di giochi olimpici per vedere quale delle raganelle saltasse più lontano, più in alto, nuotasse più in fretta ecc. ecc.
Per fare tutto ciò trovammo una striscia di gommapiuma sormontata da due bastoncini e un filo a mo' di asta per il salto in alto, come piscina usammo un contenitore di carta argentata, per il salto in lungo stuzzicavamo le raganelle con il dito e, come misura, usavamo le piastrelle del portico.
Queste olimpiadi non si fecero mai poichè tutte le raganelle scapparono nel giro di qualche giorno e di loro non si seppe più nulla, neanche nella buca infernale...

CAPITOLO 5
Le palle di fango

Un giorno nefasto morì il primo albero del giardino e il Sig.C. lo tolse lasciando una profonda buca che presto divenne colma d'acqua. Come anche gli asini raglianti sanno l'acqua mescolata al terreno forma il fango. Noi scoperta questa inesauribile miniera di fango marroncino chiaro. Con questo fango si potevano fare le cose più incredibili: ad esempio costruire una vettura, un tavolo, una sedia e un cappotto double fas.
Il procedimento preparatorio era complesso: si doveva selezionare il fango e lanciarlo ripetutamente in aria e farlo ricadere sul portico al fine di disidratarlo.
Si passava poi alla lavorazione impastandolo con sassi per aumentarne la potenza. Alla fine si faceva essicare il tutto sul giardino pensile accanto a Base 1 (Base 6). Dopo la copertura della buca non lavorammo più col fango fino all' estate del 1990 quando mescolavamo ingredienti semplici e genuini per fare la ricetta casalinga che anche la mamma della tua mamma preparava: fango, vespe vive, pomodorini, erbette velenose, letame, concime chimico, pesche marce ecc. Tutto questo veniva mescolato con la stessa cura che usano le api operaie nel fare il miele.
Anche il baston-mescolo veniva scelto fra migliaia di candidati. C'erano varie fasi di lavorazione anche qui con la sola differenza che veiva usata molta acqua. La cosa terminò poichè tutti i vasi furono rotti per cause ancora sconosciute anche ai più illustri scienziati.

CAPITOLO 6
I Pattini

Tutto cominciò quando per la prima volta Pierpaolo e Tiziana pattinarono sotto il portico. Tutti s' innamorarono di quell' andare su otto ruote che giravano in sintonia fra di loro. La prima che ne comprò un paio nuovi e fiammanti fu Valeria che diventò a sua volta un' istruttrice di tutti quei bambini che seguirono la moda di allora. Il metodo d' insegnamento consisteva nel fare un percorso sul quale ci si era precedentemente accordati. C'erano vari livelli da compiere prima di ricevere il diploma immaginario che si conseguiva a fine corso:
1 LIVELLO Consisteva nel percorrere il portico varie volte da parte a parte mantenendosi aggrappati al muro per non ruzzolare al terreno.
2 LIVELLO Bisognava rifare il portico restando però attaccati non più al muro, ma a una colonna per volta, che offre una minore sicurezza di non cadere.
3 LIVELLO La prova decisiva per ottenere il brevetto cosisteva nel andare da una parte all' altra del porticato mantenendosi costantemente in piedi senza scivolare rovinandosi tutte le parti più basse...
Questo metodo insegnò a tutti quelli che volevano imparare a pattinare a farlo in modo più o meno abile, eccezioni escluse naturalmente....

CAPITOLO 7
Basket-Pat

Notizia straordinaria!! Abbiamo un'intervista!! (che caso!).
GENGI "Mi ricordo che l'avevo inventato io e che Lollo per invidia o per qualcosa d'altro l'ha modificato aggiungendo falli di gioco e altre regole nel gioco. Una regola nuova fu che quando la palla usciva dal campo di gioco si urlava "Jeck"."
Il gioco d' origine, quello inventato da Gengi, consiteva semplicemente nel correre da una parte all'altra del campo (tutto il portico) facendo rimbalzare la palla sul terreno, un gioco da cretini! Tutto poi fu cambiato in meglio aggiungendo altri "piccoli" particolari che rendevano il gioco più atletico.
Queste regole dettavano dieci comandamenti, di origine piuttosto remota (ESODO 20, 1-18) utilissimi per la comprensione psicologica del gioco. Li possiamo riassumere in un regolamento piuttosto noioso e lungo, perciò consigliamo agli ubriachi, alle donne incinte e alle persone facilmente impressionabili di non leggere il seguito, precedentemente coperto.
1) Il campo va sempre diviso in 4 settori da tre linee grigiastre
2) Nella linea di centro si effettua la contesa della palla
3) Quando la palla fuoriesce dal suddetto campo si urla "Jeck!" e viene rimessa in gioco dall'avversario
4) Un giocatore può segnare il punto lanciando la palla sulla striscia argentata del muro
5) Se invece il giocatore colpisce la striscia da dietro la seconda linea si segnano due punti
6) Rivedere il punto 1 . . . .

CAPITOLO 8
L' A.P.I.

L'A.P.I. fu una delle prime bande, la seconda per meglio precisare, che ci riunì per una causa che, a parer nostro, appariva nobile. Prima di tutto A.P.I. significa Associazione Pavese Italiana (questo nome, pur essendo molto stupido, è scaturito da lunghe ore di scervellamento per abbinare una parola che avesse un pelo di logica nello sconfinato oceano della lingua italiana, ad una concatenazione delle stesse che avesse comunque un senso).
La dottrina dell' A.P.I. dettava le seguenti leggi:
1) Tutti hanno diritto al voto;
2) Le decisioni vanno prese in assemblee;
3) Il presidente va eletto all'unanimità;
4) Il presidente non può stare in carica più di un anno;
5) Le uniche cariche sono PRESIDENTE e VICE;
6) La maggioranza vince;
7) Un membro non può entrare prima di due mesi;
8) Un'assemblea deve essere composta da almeno 4 persone;
9) Uno non può votare per se stesso;
10) Uno, prima di essere espulso, può esprimere l'ultimo desiderio, tranne che non essere espulso;
11) Ogni membro deve essere a conoscenza delle leggi.
Dato che in questo dannato mondo esitono anche persone ignoranti, spieghiamo con una minuziosità gigantesca il significato delle leggi più incomprensibili: la prima e la seconda hanno bisogno di una premessa: l'A.P.I. doveva essere una banda democratica, in cui si doveva prendere ogni decisione in assemblee.
La terza, la quarta e la quinta introducono la figura del presidente e del vicepresidente che sono gli unici fessi che dirigono le assemblee, che scrivono verbali, che compilano tessere e schede dei soci e che rappresentano l' A.P.I. ecc. La sesta legge si spiega da sola.
Il resto descrive procedure pizzose sull'andazzo delle assemblee. La pergamena su cui erano scritte le leggi era conservata gelosamente nel quartier generale dell' A.P.I., che era a suo tempo base Esploratori.
Oltre alle leggi vi si trovavano anche strani oggetti come barre di piombo, chiamate da noi "Ferro Pieghevole", bastoni vari, frutti della magnolia usati come granate, la bandiera della banda, pennarelli e penne varie che servivano per scrivere i nostri motti sul muro ecc. ecc.

...OMISSIS...

CAPITOLO 9
La Carriola Rosa

Dal titolo potrete intuire facilmente che questo capitolo è uno fra quelli più incomprensiobili per un comune essere umano. La carriola rosa tratta uno di quegli argomenti di scottante attualità: La Cattività. Essa infatti fungeva da grande contenitore per quei piccoli esseri neri che sono le formiche. Il procedimento di cattura non era dei più semplici: prima di tutto bisognava scovare il luogo segreto dove quegli esseri se ne stavano rintanati.
Trovato quel luogo di tenebre eterne lo si vangava rivoltandone il contenuto. Tutte le formiche terrorizzate fuggivano da ogni parte; noi prontamente le prendevamo e le riponevamo nella carriola rosa precedentemente riempita di sabbia. Successivamente, per facilitare lo scavo del nuovo formicaio, facevamo dei buchi con le dita.
Come tutti sanno , le formiche sono buone operaie, perciò si mettevano subito al lavoro scavando vere e proprie opere d'arte nella terra. La più bella carriola rosa che sia mai stata fatta aveva almeno 120 formiche tutte impegnate nel lavoro. Ma tutto ha una fine, perciò la carriola rosa fu ribaltata da quel piede truffaldino di Federico.
Più tardi riprovammo con un secchio di plastica a fare la stessa cosa, ma con scarsi risultati, si vede che le formiche scavano meglio immerse nel rosa.

1986




CAPITOLO 1
Peppe investito da Gengi

Mettiamo all'inizio le parole dei due diretti interessati:
GENGI" Io stavo passeggiando con Lollo e Castor in bici, io passai di fianco alla Scala C e Peppe uscì da essa finendo sotto le mie ruote; dopo essermi fermato soccorsi subito Peppe "
PEPPE " Stavo tranquillamente attraversando il portico quando Gengi, veloce come un razzo, mi è passato sul petto facendomi molto male. Gengi, cosciente di avermi quasi ucciso scappò a gambe levate lasciandomi lì ridotto come un vegetale".
Come anche in questa occasione potete vedere le cose andarono diversamente. Vi narriamo invece cosa è successo secondo noi: Castor ed Lollo stavano passeggiando tranqullamente sotto il portico, andando verso la scala E, Gianluca invece veniva come un forsennato in bicicletta, andando verso la scala A. Peppe ad un tratto sbucò fuori dalla scala C, precipitandosi verso il prato e non accorgendosi che Gengi puntava la bici verso di lui. Gianluca, non accorgendosi dell'esile figura di Peppe lo investì imperterrito, passandogli sul petto, producendo un sonoro "Crack!".
Peppe si mise ad urlare e Gengi, resosi conto di aver fatto veramente male a Peppe si fermò e cominciò a implorare perdono alla mamma di Peppe che, accorsa, tentava di rimettere insieme con un cucchiaino Peppe, spappolato sulle piastrelle...(Per indicare lo stato pietoso di Peppe abbiamo dovuto usare queste parole).

CAPITOLO 2
OMISSIS

CAPIOLO 3& 4
Gara di Bob Ultima Nevicata

Nel 1986 nevicò per l'ultima volta prima di una lunga pausa di 4 anni. Di neve non ne scese molta, circa 20 cm, ma fu sufficiente per realizzare una perfetta pista per le gare di Bob, di cui stamperemo poi il disegno.
La realizzazione della pista fu grandiosa: la neve che era caduta sulla pista son era sufficiente, perciò spalammo molta neve del passaggio segreto per permettere ai concorrenti di frenare. A un metro e mezzo prima della fine avevamo anche aggiunto una cunetta per rendere più interessante il percorso.
La gara si svolse in due fasi: la prima cosisteva in una prova a cronometro di ogni concorrente. La seconda invece era nella gara vera e propria si svose in batterie di due e di tre concorrenti. Alla fine i vincitori furono:
1 Castor
2 Lollo
3 Gianluca

1987




CAPITOLO 1°
RE MICCI E CONTE FRANCE

Tutto cominciò semplicemente perché Lollo, Castor e Chicco giocavano a casa di Lollo imitando un impero di cui Micci era il re.
Egli viveva nella stanza di Lollo trasformata in un tetro castello accessoriato con le stalle, la camera reale, le prigioni, le camere per le guardie, un massiccio portone e la sala del trono.
Di solito Lollo faceva la guardia del portone, Castor il giullare e Chicco, naturalmente, era, a sua scelta, il traditore, il marinaio omicida, l' hooligan...
Quando Micci dormiva nel letto con le sbarre Chicco veniva rinchiuso sotto di esso, quando Micci iniziò a dormire invece in un letto normale, per Chicco fu costruita un luogo di prigionia e di tortura apposito.
Essendo France il miliore amico di Micci, quando lui gli veniva a far visita e giocavamo a Re Micci, lui faceva la parte del conte, abitando in salotto, nella terra dei ghiacci.
Micci per raggiungere France, o viceversa, doveva essere vestito pesantemente con il mantello, il casco e una tuta antifreddo; anche il cavallo (Castor) doveva indossare una pesante coperta, sempre per lo stesso motivo.
Non so a chi possa importare tutta sta' roba, comunque Gianluca rese molto pubblico il fatto diventando nemico di corte, cercando di aizzare un po' tutti contro Micci e France, dicendo che anche lui voleva essere considerato un "reale".
Gianluca non fu accontentato e, dopo una bella litigata, fu condannato ad una morte per decapitazione se avesse varcato il confine delle terre personali di Micci.

CAPITOLO 2°
MIKE BUONANOTTE

Questo titolo può essere considerato ermetico per una persona estranea al giardino. Per questo motivo noi vi spiegheremo cosa sia: prima di tutto il nome, una metamorfosi dell' eterno Mike Bongiorno in Mike Bonanotte, impersonato degnamente da Castor.
La "trasmissione" si svolgeva in base 1, sul contatore verde del gas, tanto contestato da B. per cause ignote...
I concorrenti si dovevano presentare su di un argomento a loro scelta, precedentemente preparato.
Ricordo una volta in cui Lollo si preparava sugli exogini, Laura e Barbara sulle Barbie, Federico sul calcio e Gianluca invece non ha mai giocato seriamente.
Durante la sfida i concorrenti dovevano rispondere correttamente a dieci domande; i primi due classificati passavano alla fase successiva, cioè quella che nella trasmissione vera e propria è rappresentata dal raddoppio.
Quella volta comunque Lollo e Laura ci andarono e, visto che finivano sempre in parità, si scambiarono gli argomenti di partecipazione: Lollo faceva le domande a Laura sugli exogini e Laura faceva la stessa cosa a Lollo, ma sulle Barbie.
Dopo una combattutissima gara intellettuale Lollo trionfò su Laura.

CAPITOLO 3°
OMISSIS

CAPITOLO 4°
L'A.P.I. 2

Dopo la scomparsa dell'A.P.I. i componenti della stessa decisero all' unanimità… di fondare un'altra associazione che sarebbe stata più bella e più giusta di quella precedente.
Subito ci eravamo posti l'obbiettivo di essere più democratici e più crudeli con le popolari. Prima di tutto volevamo eleggere un presidente che regolasse la vita fluida della banda, senza fini di lucro.
All' inizio era stato eletto Chicco, sbattuto fuori a calci dopo poco tempo, poiché non combinava niente e si impegnava solo a mangiare caramelle comprate con i soldi del fondocassa dell'A.P.I. ( 150 £ ).
Bisogna dire infatti che per entrare a far parte dell'associazione si doveva pagare una tassa di poche lire.
Quelle 150 lire erano però semplicemente state trovate per terra ed erano state riposte in un comò azzurro, trovato nell' immondizia.
Nel comò erano sistemati ordinatamente anche bastoni ricavati da radici che prima erano imboscati nei noccioli di Base 4 .
Dopo che il comò ci fu grattato da qualcuno comprese le 150 lire, Chicco cedette più o meno volutamente la carica a Peppe da cui ne seppe ricavare altre caramelle, questa volta "regalate" da i membri dell'A.P.I.
Successivamente Lollo dichiarò di non volere mai diventare presidente; la sua richiesta fu accolta con entusiasmo, tant'è che tutt'ora è presidente a vita...

CAPITOLO 5°
CASA DI CHICCO E PEPPE

Mentre il presidente si trastulla a mangiare caramelle Chicco e Peppe lavoravano con le mani per compiere la più sontusa e imponente opera da loro mai costruita...
Si trattava della famosissima Casa di Chicco e Peppe! L'opera consistette per prima cosa di dissodare una parte di passaggio segreto e di tagliare alcuni rami di siepe per "scavare" un rifugio munito di sedili per due persone, che comunque restavano molto scomode. Sentiamo però cosa ci racconta Chicco di questa loro mirabile esperienza:
CHICCO:"E' venuta l'idea perchè i grandi ci volevano cercare, allora abbiamo cercato qualche nascondiglio; quando l'abbiamo trovato era pieno di foglie e noi l'abbiamo pulito tutto.
Ci è venuto in mente di coltivare erbacce quando Peppe iniziò a sostenere che si trattava di erbe mediche.
Così io mia zia e Micci siamo andati in un boschetto e io, vicino ad un fiume ho trovato il necessario che poi sarebbe stato piantato con un coltellino da formaggio sotratto alla mamma".
Parlando di erbacce , Chicco e Peppe attuarono fin troppo bene il loro progetto, tanto che la casa di Chicco e Peppe si trasformò in una pensione per erbacce, includendone quasi tutti i tipi reperibili nelle vicinanze. Queste però furono strappate da noi per impedire che il passaggio segreto si infestasse di erbe di ogni genere, fino a diventare una giungla...
L'opera fu completata da una pianta d'alloro che per caso era stata piantata là e rendeva l'aria profumata d'arrosto.
La casa fu anche pitturata gettandoci un secchio di vernice bianca nel periodo in cui furono ripitturate le scale. Insomma la Casa di Chicco e Peppe fu l'opera più colossale che fecero e che permise loro l'inserimento nella società degli anni '80.

CAPITOLO 6°
OMICIDIO IN CASA… IL FILM

L' impresa della casa di Chicco e Peppe comprendeva solo loro due.
La seguente riguarda invece un'impresa di gruppo: IL FILM!
Il titolo era Omicidio in Casa ......( Nessuno ha avuto il buonsenso di segnarsi il nome della casa...). Gli interpreti erano:

Salvatore (il papà di "Robbé").... Comparsa
Giacomo... L'investigatore
Federico..... Poliziotto
Barbara B...... Parente del morto
Enrico........ Aiuto investigatore
Lorenzo....... L'assassino
Laura..... Parente del morto
Barbara C.. Il morto
Lasse....... Parente del morto
La tetra storia sarebbe dovuta essere la seguente: dopo i titoli d'apertura si apriva la scena con l'assassino che arriva in macchina e bussa alla porta della villa...... con una pistola in mano.
La porta si apre cigolando e ne esce una vecchina che viene raggiunta da decine di colpi di pistola e stramazza al suolo.
L'assassino scappa su di una rombante berlina nera targata "The Death"... Subito dopo i parenti della vecchina accorrono e uno di loro prontamente si reca alla più vicina stazione di polizia.
Un investigatore e il suo compagno arrivano su di una ululante macchina della polizia e ascoltano la struggente storia dei testimoni.

FINE PRIMO TEMPO
**********
SECONDO TEMPO

I testimoni e l'investigatore si recano dall' unico sospettato a parlare dell'accaduto e, senza combinare niente, ritornano alla casa.
Dopo aver pensato il movente per incastrare l'assassino ritornano attraversando un'affollata strada alla casa del suddetto.
Là trovano una prova scritta su di una pergamena e l'investigatore arresta l'assassino. Egli, con un colpo di mano, si libera delle manette e corre, inseguito da un poliziotto che gli spara senza pietà e lo uccide....

FINE

Ecco invece come è andata veramente:
La scena è già aperta quando Lollo, su una cigolante bicicletta arriva e bussa nell'aria con una pistola in mano.
La porta non si apre perchè non c'è e ne esce Barbara C., una bambina di 8 anni che viene raggiunta da due colpi di pistola.
Lollo scappa sulla solita bicicletta blu e gialla, senza targa, gesticolando per farsi strada.
Subito dopo i parenti di Barbara C.arrivano e Chicco corre a 3 metri di distanza a chiamare Castor.
Lui e Chicco arrivano a piedi ad ascoltare la storia raccontata da Laura che mastica un chewing-gum.
Il fine Primo tempo e il Secondo tempo furono sospesi per motivi tecnici...
I testimoni e Castor si recano da Lollo a parlare e, senza combinare niente, rivanno chissadove.
Dopo un po' ritornano, attraversando i garages, in cui passa una macchina guidata dal Sig. A., per incastrare Lollo.
Là trovano una foglia e Castor incatena Lollo, che prontamente si libera e accoltella Barbara B. che stramazza al suolo.
Federico allora gli spara senza pietà e lo uccide...

FINE

Notevoli furono le difficoltà nelle riprese, ne citiamo alcune: Barbara C., nell'andare alla porta si ferma varie volte e guarda la telecamera, come per dire:"Va Bene qui?", mentre Laura mastica chili di chewing-gum, a Barbara si vedono le mutande, nella ferita di Barbara B. il sangue cola contro la forza di gravità e, alla fine, Lollo, ancora morto, si alza...Ci sarebbero altri errori, ma questi vi bastano vero?
Dopo il cartello FINE c'è una carrellata degli attori e Chicco, prima correndo, poi facendo il passo della formica suscita il ribrezzo della folla per l'ennesima volta... Gianluca non poté prendere parte alla ripresa perché timoroso di essere infettato dai virus della varicella di Lasse (*).
Il film è disponibile in tutte le peggiori videoteche del quartiere...

(*) Nonostante ciò, Gengi, alcuni anni più tardi non disdegnò di farsi attaccare la varicella da Micci....


1988




CAPITOLO 1
Casa in Base 4

L'idea di costruire una casa ci venne quando trovammo il modo di utilizzare meglio una tovaglia di plastica usata per riparare la Base 4 dalla pioggia. La tovaglia fungeva da tetto alla casa, collocata nell'angolo fra la Base 4 e il passaggio segreto. La tovaglia era fissata al muretto da due mattoni, poi, per evitare un trauma cranico a qualcuno, la si fissò con dei picchetti. Al terreno invece c'erano due bastoni che foravano la tovaglia, tendendola.
Fra i due bastoni erano invece tesi due cavi che sorreggevano un cestello pieno di sassi per ogni evenienza. A qualcuno venne poi in mente di riempire la tovaglia d'erba per ammortizzare l'eventuali sassate scagliate dalle popolari.
Successivamente la casa fu distrutta dal Sig. C. e, prontamente recuperata da noi e ricostruita fino ad una nuova distruzione da parte dei soliti ignoti...

CAPITOLO 2
Città

Questo fu uno dei giochi più belli e più realistici che nessuno, dico nessuno abbia mai inventato. Le origini di questo gioco furono abbastanza complsse. Scaviamo nel passato per vedere precisamente tutto: all' origine c'erano alcune persone che fermavano il traffico di bici e tricicli con un bastone appoggiato ad una sedia. Per poter passare bisognava pagare un'ammenda di alcune foglie d'alloro ed esibire un pass. Successivamente altri si misero a far la polizia che arrestava qualunque persona che andasse troppo veloce.
Queste sono le origini di quel gioco che, rimodernato divenne Città. Visto che le foglie erano antiquate e i falsari abbondavano si cominciarono a disegnare banconote di vario taglio. A poco a poco si stamparono decine di serie nuove, fino ad arrivare ad un totale di circa 3560 Jote (è così la moneta cittadina), distribuite in tagli da 1, 2, 5, 10, 20, 25, 50, 100, 500 jote e alcune monetine da 10 e 50 centesimi. All'inizio tutti i terreni, di proprietà della banca, devono essere comprati dai giocatori con i soldi distribuiti precedentemente.
I terreni disponibili sono: Casa di Chicco e Peppe, Base sotto la siepe, Base 4, Base 2, Stanzino della scala B, Casa del Vento e Angolo degli aceri. In questi terreni si possono compiere i lavori più disparati: dai fruttivendoli e spazzini agli albergatori.

CAPITOLO 3
Scoppio della gomma di Micci

Tutto era tranquillo e calmo in quell'assolato pomeriggio d'estate quando un grande ...BANG... ruppe quell'aria umida e calda. I visi di tutte le persone che si trastullavano sotto il portico si voltarono da un'unica parte: Micci era volato per terra, dopo un salto di qualche centimetro poichè la gomma gli era esplosa letteralmente sotto il sedere. La risata fu apocalittica, non se ne vedevano così da moltissimo tempo...
Naturalmente Micci fu soccorso e la gomma riparata, ma un dubbio rode ancora i nostri giovani cervelli: la gomma si è bucata da sola, oppure c'è lo zampino di qualcuno?!?

CAPITOLO 4
Il Fiume sotto la Siepe e gli Esperimenti

Questo è uno degli strani titoli che di solito incuriosiscono molto. Infatti tutto nacque da una sfida tra i maschi e le femmine di scambio di ruoli: i maschi avrebbero fatto per un mese solo torte, le femmine invece avrebbero fatto esperimenti a carattere scientifico. Visto che creare torte con la panna ecc. diveniva troppo complicato, risolvemmo il problema utilizzando l'economico fango. Per terra c'è molta terra (che scoperta!), ma per trasformarla in fango avevamo bisogno d'acqua, di molta acqua.
La sorte ci fu favorevole quando il Sig. C. aprì il rubinetto sotto la siepe, facendovi fluire l'acqua. All' inizio ci divertimmo a scavare canali e a costruire dighe per l'acqua, ma poi, dopo esserci ricordati la scommessa, ci mettemmo a far torte. Le torte erano principalmente alle amarene, che col fango legano benissimo! La più bella era comunque quella di 3 piani fatta in onore di sposi non ben definiti...
La curiosità era però struggente e, per caso capitammo dove le ragazze si esercitavano e vedemmo le schifezze: pezzi di pongo tutti pasticciati, foglie secche ammucchiate ecc. ecc.. Incavolatissimi perchè eravamo stati gabbati come fessi per cui... ci tirammo tutte le torte, così amorevolmente impastate, in faccia, divertendoci un mondo.
Così le ragazze ci presero l'ennesima volta per i fondelli, noi però le lasciammo con un muso lungo un palmo, distruggendo loro tutti i loro schifosissimi esperimenti...

CAPITOLO 5
La Mongolfiera

Cominciamo con un'intervista seria:
LUISA:"Era il 25 aprile e fra le varie cose organizzate dal comune c'era anche al mongolfiera. Quando é arrivata l'ora di farla partire accesero il fornello a gas.
Fecero una decina di tentativi, ma la mongolfiera si sollevava appena di un metro e poi ricadeva giù. Dopo un'ora rinunciarono e tutti i ragazzini cominciarono a protestare ma inutilmente, poiché non c'era niente da fare. Fu la prima e l'ultima volta che il comune organizzò una cosa del genere".
Il 25 Aprile 1988 un grande evento sconvolse letteralmente il quartiere Pelizza: il sindaco ci aveva regalato la gioia di vedere una mongolfiera alzarsi dal nostro quartiere e, ad alcuni fortunati, la felicità di potervici salire. Il fato volle però che la mongolfiera, forse difettosa, si alzasse solamente di qualche metro. Tutte le speranze dei frugoletti esaltati da quei colori (Arancione e Bianco) che donano buonumore si spensero in un'ora, ma furono ugualmente soddisfatte dai cibi e dalle bevande gratuite (il suono di questa parola attrae molta gente... N.D.R.) che, fino al 1989, spiccavano sui tavoli del comune in quella lieta festa. Quella roba era però meritata dai bambini che avevano tanto atteso durante il barboso intervento del sindaco che, con un discorso ricordava il partigiano Giovanni Cazzamali, ammazzato durante la guerra... Durante uno di questi discorsi Chicco, Gengi e Silvia furono fotografati dai giornalisti de "la Provincia Pavese".

CAPITOLO 6
Pisellino

Questo capitolo vi potrà sembrare un po' comico e irreale, specie della descrizione della stupidità degli adulti (d'altronde la maggior parte lo sono...) e cosa può accadere da una frottola raccontata da un bambino viziato che è ormai traslocato altrove. La scena però si potrebbe anche ripetere, visto che nel giardino di bambini contapalle e di adulti stupidi ce ne sono... La storia ebbe inizio, come dicevo, da quando abbiamo litigato con Riccardo. Lui scappò in casa raccontando che gli avevamo dato dei calci dove non batte il sole...
La cosa non era assolutamente vera, comunque quell' imbecille del padre di Riccardo venne a chiamare i nostri geniori che andarono a chiedere spiegazioni da quel cretino. Lui, non si aspettava che i nostri padri andassero a parlargli e restò senza parole, rivelando infine la falsità della storia...
Questo ci insegna come gli adulti che contollano i loro figli sedendosi sotto il portico e che danno loro ragione a qualsiasi cosa che le loro "povere ed indifese creature" raccontano sono tutti stupidi, senza esclusioni...
Lollo-Castor.

CAPITOLO 7
OMISSIS

CAPITOLO 8
Skate-board

Tutto cominciò con Gengi che, per qualche motivo si fece regalare uno Skate-board. Allora Castor se ne fece regalare uno, vecchio di vent'anni, ma comunque professionale, da suo cugino Riccardo e, con Gengi che, intanto si era fatto donare un marchingenio nero, cominciò ad usarlo.
All'inizio correvamo a velocità ridotta sotto al portico poi, presa un po' di dimestichezza, cercammo di scendere dalla discesa dei garage prima stando seduti sullo skate-board, poi in piedi. Dopo essere diventati "campioni" del pattinaggio su tavola volevamo dare lezioni ai più piccoli e a Lollo e Fede che, nel natale successivo si fecero regalare due skate-board. Col passare del tempo quasi tutti impararono ad andare in skate-board.
Tuttora il portico ‚ pieno di "tavole pattinanti" che, grandi come sono, intralciano il passaggio delle bici e le chiacchierate in mezzo al portico delle varie mamme.


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Producted by Castor

Written by Lollo

©1990 e seguenti...

 
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