L'albero genealogico
Come per la famiglia Arcidiaco, l'albero genealogico che segue è stato ricostruito tramite ricerche personalmente svolte a partire dal 1996 presso l'Archivio di Stato di Reggio Calabria (per la parte Ottocentesca), l'Archivio di Stato di Napoli (per i decenni centrali del Settecento) e l'Archivio della Curia di Reggio Calabria:
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Le origini della famiglia Mandalari
Quella dei Mandalari era la famiglia della mia bisnonna Carmela.
Le ricerche svolte nei fondi notarili dell’Archivio di Stato e presso l’Archivio della Curia Arcivescovile di Reggio Calabria, hanno permesso di ricostruire con certezza le radici di questa famiglia fino alla fine del XVI secolo e cioè a partire dal capostipite del ramo della mia bisnonna, Pietro Mandalari, nato verso la fine del Cinquecento e sposato con Elisabetta Arcidiaco.
Le origini dei Mandalari si trovano nel piccolo paese di Condofuri (RC), sull’Aspromonte, dove fino a pochi secoli or sono vivevano molti rami della stessa famiglia.
Si trattava di persone particolarmente ammirate, rispettate ed importanti: ne è prova il fatto che tra questi, durante il Settecento e l’Ottocento, vi siano stati molti ricchi possidenti, cancellieri, sacerdoti, combattenti, ed anche un notaio, e che molti di loro risultino imparentati con altre famiglie che, a quell’epoca ed in quei luoghi, venivano considerate nobili.
A Condofuri per esempio c’è ancora oggi una via intitolata al Cavalier Giacomo Mandalari (1825-1893), parente della mia bisnonna, e in quella che un tempo fu la sua casa in paese è stata murata una lapide che lo ricorda.
Una parte della famiglia Mandalari si trasferì infatti nel Quattrocento o nel Cinquecento da Condofuri al vicino paese di San Lorenzo, e di qui, verso il 1755, a Melito Porto Salvo, un paese sulla costa a trenta chilometri da Reggio Calabria, dove più di un secolo dopo nacque la mia bisnonna.
D’altra parte si legge che “il prof. Moscato in un lavoro pubblicato nella Calabria del compianto Bruzzano dà prove filologiche dell’origine grecanica della famiglia” e che “la famiglia Mandalari è la più antica di Melito, quella di cui si hanno tracce, ed è, nondimeno, di San Lorenzo”[1].
Tra i più antichi dei molti
Mandalari che risultano essere vissuti a San Lorenzo nel Cinque e Seicento vi
sono un Domenico Mandalari, che “è stato
amazato” il 4 novembre 1595, una Caterina Mandalari, “passata da questa
vita a miglior vita” il 1° novembre 1595, ed una Diana Mandalari, morta il
26 dicembre 1601.
Una Lorenza Mandalari risulta essere una “mammina approbata” (cioè una levatrice approvata dalla chiesa) citata in molti atti di battesimo dei primi del Seicento[2] per aver battezzato in casa dei neonati che, per imminente pericolo di morte, non potevano aspettare di essere portati in chiesa.
Un Roderico Mandalari è citato più volte così come il figlio Francesco come padrino ad alcuni battesimi tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, mentre nei più antichi libri dei matrimoni di San Lorenzo si ritrovano gli atti di matrimonio di Giulio e di Marco Mandalari, che sposarono rispettivamente nel 1595 e nel 1598 Caterina Miserraffiti ed Elisabetta Misitano.
Circa un secolo e mezzo più tardi, però, questi si ridussero a sole tre o quattro famiglie, e poi, nell’Ottocento, solo pochi si trasferirono a Melito, mentre la gran parte di essi rimase a quanto pare nel paese d’origine, Condofuri.
Un’ultima
nota: il cognome Mandalari discende forse dal greco “mandilàris/mandalàris”
cognome esistente anche in Grecia e significante "fabbricante di catenacci
e chiavistelli”. In greco locale condofurese esistono poi le parole “mandali” (nottolino,
saliscendi, catenaccio) e “mandili” (scialle, fazzoletto). In greco moderno esiste
ancora “mandilàs” (venditore di fazzoletti).
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Aveva avuto almeno sette figli: Elena (madrina ad un battesimo nel 1670, sposò nel 1657 Giacomo Maisano), Gabriele (morto a circa 25 anni nel 1660), Giuseppe (nato nel 1620, sposò nel 1643 Virginia Ligato e, rimasto vedovo, si risposò nel 1652 con Angilella Amato), Giovanni Giacomo (nato nel 1635), Giovanni (nato nel 1638 e subito battezzato dall’ostetrica per imminente pericolo di morte), Maddalena (nata nel 1640) ed Angela (nata nel 1643).
Di questi, Giuseppe Mandalari, era il padre del bisnonno del bisnonno della mia bisnonna Carmela, ed era nato a San Lorenzo il 18 maggio 1620. Si era sposato due volte: dalla prima moglie Virginia Ligato nacque Antonino, che nel 1672 sposò Francesca Arena, e dalla seconda moglie Angilella Amato nacquero Palma, che nel 1676 sposò Antonino Maisano, e Pietro.
Vittorio Mandalari, quadrisavolo della mia bisnonna Carmela, era il penultimo dei dieci figli di Antonino Mandalari e Francesca Arena.
Non è noto il momento in cui la famiglia si arricchì, ma stando alle fonti di cui disponiamo, è certo che sia Vittorio che i suoi fratelli Giuseppe, Pietro e Tommaso fossero dei benestanti proprietari terrieri.
Nato il 12 gennaio 1697, il mio avo Vittorio Mandalari fu battezzato lo stesso giorno nella Parrocchia Dittereale di San Lorenzo dal Reverendo Dittereo Luigi Varra[3].
L’8 novembre 1723 sposò a San Lorenzo Felicia Strati (~1696-1730), figlia di Paolo e Cristina Manti. Questo è il loro atto di matrimonio:
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Tra il 1724 ed il 1730 i miei avi Vittorio e Felicia ebbero tre figli: la primogenita Maria sposò il cugino Giuseppe Barreca; il secondogenito, Lorenzo, battezzato nella chiesa Arcipretale di San Lorenzo il 14 marzo 1727 con i nomi Antonino Lorenzo, frequentò il seminario, e nel 1754 si trasferì a Melito dove fu Dittereo per quasi cinquant’anni, fino al momento della sua morte, nel dicembre del 1802; il terzogenito Saverio, battezzato il 20 gennaio 1729 con i nomi Antonino Saverio, studiò legge, si laureò e divenne notaio.
Tra gli atti dei notai di San Lorenzo si ritrova, in data 17 settembre 1746, il seguente documento col quale Vittorio donava al figlio maggiore Lorenzo Mandalari, in virtù della sua obbedienza filiale e col consenso dell’altro figlio Saverio, una parte dei suoi beni, al fine di “emanciparlo” e di togliere così la patria potestà che aveva su di lui[4]:
Die decima septima mensis 7bris, 10, dico 10, inditionis milles.o settingentes.o quatragesimo sestio, dico sesto, 1746 in Terra S. Laurentii Reg.te.
Il giorno diciassette del mese di settembre, decima, dico decima indizione, dell’anno millesettecentoquarantasei, dico sei, 1746 nella Terra di San Lorenzo Regnante.
Con.tus personaliter in nostra presenzia Vittorius Mandalari huius T.re S. Laurentii, agente et interveniente ad infra.tta omnia eius proprio ac se sui querelibus; qui sponte cora nobis, et clerico Novizio Laurenzio Mandalari eius filio legitimo et naturale, presenti; fuisse pluriis rogatu a ditto eius filio ut ei rem grata faciendo ipsu emanciparet, et ab eius patria potestate liberare potuisset pro nonullis rationibus ad eius mente digne moventibus omnia qua decet filiali obedientia.
E’ comparso personalmente in mia presenza Vittorio Mandalari di questa Terra di San Lorenzo, che agisce e interviene per ognuna delle cose infrascritte in nome sè stesso e anche per le sue richieste; il quale (è) spontaneamente davanti a me ed in presenza del novizio clerico Lorenzo Mandalari suo figlio legittimo e naturale; mi è stato più volte richiesto dal suddetto di lui figlio di emancipare lo stesso facendo a lui cosa gradita, affinché lo potesse liberare dalla sua patria potestà per nessuna ragione deviando da tutte quelle cose che degnamente sono pertinenti alla obbedienza filiale.
Idioque res quiusque dittu Vittoriu eius patre eu emanciparet, et a sue patria potestate eiusque ne ab absolvere et liberare debuisset ad hora ut possuit et valiat tanquam omoliber ex tuti pater familias a sui patrea potestate exemplis, eus negotia, agere, emera, vendere causare litigare, testari, indicillari et in iudicio compareri omnia alia et vingula facere, et sine ipsius Vittori assensus licentia et beneplacito autoritat sicut alii patri familias a patria potestate et orus natilis exempli et liberati facere possunt et valiant;
Allo stesso modo il suddetto Vittorio di lui padre lo emancipa, e dalla sua patria potestà lo assolve e libera sin d’ora affinché possa e sia in grado come uomo libero dalla patria potestà di suo padre come per esempio poter compiere negozi, agire, comprare, vendere, causare, litigare, fare testamento, fare legati e comparire in giudizio e fare tutte le altre cose, e senza l’assenso, la licenza, il beneplacito e l’autorizzazione dello stesso Vittorio così come gli altri padri di famiglia liberati della patria potestà possono e sono in grado di fare.
Considerans prefatus Vittorius filialem obedientia sibi exibita a ditu eius filiu Laurentiu, volensque propterea eius desideriu exaudire et de bone in melius et ad priori animo voleat elaborare pro suis rebus rogandius.
Il predetto Vittorio, considerando l’obbedienza a lui mostrata dal detto suo figlio Lorenzo e volendo di conseguenza esaudire il suo desiderio e ancor più con priorità d’animo vuole attivarsi per formalizzare queste cose.
Ideo odie predittus Vittorius sponte coram nobis per eunde eius filium presente emancipavit et emancipat et totaliter liberavit et liberat sui Patria potestate eiusque testibus et vinculus faciem coram nobis eunde eius filiu presente omine libere et esemptium.
Pertanto oggi il predetto Vittorio spontaneamente dinnanzi a noi allo stesso modo ha emancipato e emancipa il proprio figlio che è presente e totalmente ha liberato e libera dalla propria patria potestà da qualunque vincolo e fa davanti a me di suo figlio presente un uomo libero ed esente (da vincoli).
Ex nunc et antea dittus clericus Laurentius posit et valuit tanquam filium emancipatum liberatus eius, civisque romanus esistens et ut cui libet pater familias ubique agere et in qualibet parte mundi habitare, agere, facere, negotiare, comparere in judicium quonque ac cemere, vendere, cohanrare pacifici testare codicillare, causare, litigare, dare in dote et permutare curunque eius forma omnia mobilia et stabilia obligare et omnia et quisunque alia et singulis facere et fiare mandare tanquam omo liber et (..)efectus, sicut ali omines corum juris existentius et veris familias facere possunt absque licentia extati exetrum Patrum, et quod ex nunc antea ex princeps ditto clerico novitio Laurentio Mandalari conpetu? iura et beneficia ques civiles romanes et eod iuris existentia concedu(ta) & itera et vigitamas canoctiones.
Da ora e da prima il clerico Lorenzo può ed è in grado quale figlio emancipato da lui liberato e secondo il diritto romano come piace al padre di famiglia ovunque agire e in qualsivoglia parte del mondo abitare, agire, fare, negoziare, comparire in giudizio e anche comprare, vendere, contrattare pacificamente, fare testamento, fare contratti, fare causa, promuovere liti, dare in dote e permutare qualsiasi cosa mobile e immobile, obbligarsi se stesso ed altri e tutte le cose e qualunque altra e singolarmente fare e dare mandato come uomo libero e ??, così come gli altri uomini possono davanti alla legge o alla propria famiglia senza necissitare di alcuna licenza, e da ora e da prima in principio il suddetto clerico novizio Lorenzo Mandalari beneficia di ciò che è previsto dal diritto romano…..
Idemque espresse predictus Vittorius ex certa eius suntia ?ens emancipatio valeat et tenuat omni meliori onensa et forma quibus melius cautius et de iure valere et delet acvifacem finisset ut decreto etautori ... et cuiscuis judicis et officialis quiscunque et contro etantibus et facientibus nonostante et deficiente volentate.
Parimenti il predetto Vittorio in modo che questa emancipazione valga e si mantenga in tutte le forme e davanti alla legge sia stabile e non dissolta … di cui nessun giudice o ufficiale possa dissolvere contro la sua volontà.
In primis tutto ed integro uno stabile alberato con olivare […], frondi di serico, perare, terre aratorie e scapole, vigna che li pervennero in titulo di compra dalla vidue Felice Barreca e Dom.co Tascione limitante con Filippo Quatrone e Scipione Nocera, via publica ed altri, sito in questo territorio in con.ta Gurda di valore di docati ottanta, tarì due e grana dieci di Regno e stimato detto stabile da Giuseppe Zumbo e M. Pietro Altomonte pubblici apprezatori di questa pred.a T.ra di S. Lorenzo che di fertile ed infertile rende ogni anno ducati 8.
In primo un terreno arborato pieno ed integro con uliveto (…), fronde di gelsi, peri, terre colte e incolte, vigna che gli pervennero in titolo dopo di essere state comprate alle vedove di Felice Barreca e di Domenico Tascione; terreno limitante con quello di Filippo Quatrone e di Scipione Nocera, con una via pubblica ed altri luoghi; posto in questo territorio in contrada Gurda di valore di ottanta ducati, due tarì e dieci grana di Regno e stimato detto stabile da Giuseppe Zumbo e Magnifico Pietro Altomonte pubblici apprezzatori di questa predetta Terra di San Lorenzo che di fertile e d’infertile rende ogni anno otto ducati.
Idem titulo quo supra una t.ra aratoria di grano di capacità di quatronati sei in circa posta in Con.da Ascimini tenim.to di q.sta predetta T.ra di S. Lorenzo limitante con li beni di Antonino Barreca ed altri fini, franche di ogni peso e stimata dalli soprad.i stimadori in ducati diece ed otto che di fertile ed infertile rende ogni ano ducati 14.
Parimenti una terra dove si coltiva il grano di capacità di “quatronati sei” all’incirca posta in contrada Ascimini parte di questa predetta Terra di San Lorenzo limitante coi beni di Antonino Barreca ed altri, stimata dai sopraddetti stimatori a dieci ducati ed otto che di fertile e d’infertile rende ogni anno quattordici ducati.
Idem titulo quo supra un stabile in Con.ta Marullà alborato con quercia di agliande, perare, e terra scapola aratoria posto in questo territorio confinato con li beni di Francesco Trapani ed altri fini, di prezzo e valore di ducati quindici stimata ab li soradetto stimadori, che rende ogni anno di fertile ed infertile ducati 12.20.
Parimenti un terreno stabile in contrada Marulla, con alberi di quercia, oleandri, peri e terra aratoria posto in questo territorio confinato coi beni di Francesco Trapani ed altri, di prezzo e valore quindici ducati stimati dai sopraddetti stimatori, che rende ogni anno di fertile ed infertile 12.20 ducati.
Idem titulo quo supra una vigna alberata con alberi di frutta con suo palmento sita similmente in questo territorio in con.ta vicina con li beni della V.a [“vedova di” N.d.R.] Salvatore Pellicanò e stim.ta da li pred.i stimatori in ducati quarntasei che di fertile ed infertile rende ogni ano ducati 5.
Parimenti una vigna con alberi da frutta posta similmente in questo territorio in contrada vicina coi beni della vedova di Salvatore Pellicanò e stimata dai sopraddetti stimatori quarantasei ducati che di fertile e d’infertile rende ogni anno cinque ducati.
Idem titulo quo supr il diretto dominio che tiene sopra il stabile che possiede Silvestro Manti in Con.ta Fracola o sia Lineri, territorio di q.sta sud.a T.ra limitante con li beni di ??, di prezo e valore di ducati tredici e carlini cinque di regno estim.ti dalli sud.i estim.i che di di fertile ed infertile rende ogni ano ducati 0.40.
Parimenti una proprietà posta sul terreno stabile che possiede Silvestro Manti in contrada Fracola ossia Lineri, territorio di questa suddetta Terra confinante coi beni di ??, di prezzo e valore di tredici ducati e cinque carlini di regno, stimata dai sopraddetti stimatori che di fertile e d’infertile rende ogni anno 0.40 ducati.
Idem titulo quo supra il diretto dominio che possiede Nicolò Schimizzi, tenim.to di q.sta pred.a T.ra sita nella soprad.a Con.ta di valore di ducati dodici e mezzo estim.ta dalli sud.i es.i [suddetti estimatori N.d.R.] che rende ogni anno di fertile ed infertile ducati 0.--.
Parimenti una proprietà posta sul terreno stabile che possiede Nicolì Schimizzi nella sopraddetta contrada della suddetta Terra di valore dodici ducati e mezzo stimata dai sopraddetti stimatori che rende ogni anno di fertile e d’infertile --- ducati.
Idem titulo quo supra tutto ed integro un pezzo di stabile alberato con quercie di agliande e terre scapole sito e posto in q.sto pred.o ter.o in con.a Fraduno limitante li beni della V.a Demetrio Manti ed altri fini franca e stim.to dalli sud.i stim.i in ducati venticinque fertile ed infertile rende ogni ano ducati 2.
Parimenti un pezzo di terreno stabile con alberi di quercia, di oleandri e terre libere aratorie posto in questa predetta Terra in contrada Fraduno confinante coi beni della vedova di Demetrio Manti ed altri, stimata dai soprad. venticinque ducati che di fertile e d’infertile rende ogni anno due ducati.
Idem titolo quo supra tutta ed integra una vigna sita e posta in contrada ?? alborata con più alberi a frutto con palmenti e limitante con li beni di M.o Pietro Pellicanò ed con quelli di ??, franca di ogni peso e servitù, e stimata dalli sud.i stimatori in ducati novantasette di regno corente, fertile ed infertile rende ogni anno ducati 9.
Parimenti una vigna posta in contrada ?? con alberi e più alberi da frutta e palme e confinante coi beni di Mastro Pietro Pellicanò e con quelli di ??, franca di ogni peso e servitù, e stimata dai sudd. Stimatori a novantasette ducati e che di fertile e d’infertile rende ogni anno nove ducati.
Presenti essi estim.i di Al.e e Zumbo, e costituti in nostra presentia […] ano dichiarato e sono detti stabili avendoli stim.ti ed apr.ti in ducati 307. Rendita in tutto di d.i beni e stabili in ducati 29.
Essendo presenti i sudd. Stimatori Altomonte e Zumbo, e costituiti in nostra presenza, hanno dichiarato e avere stimato i terreni stabili al valore di 307 ducati e la rendita annuale a 29 ducati.
Questa è firma di Vittorio Mandalari, così come la si ritrova in calce a quest’atto:
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All’epoca del primo dei due catasti, Vittorio Mandalari, vedovo, viveva a San Lorenzo insieme ai due figli Saverio, studente, e Lorenzo, clerico. Il capofamiglia risultava essere il figlio Lorenzo.
Nell’anno del secondo censimento, Lorenzo era però stato nominato Dittereo della Parrocchia di San Costantino di Pentidattilo, che, dopo la morte del parroco del precedente Dittereo Giacomo Minicucci, all’inizio del 1754[5], era stata trasferita nel paese di Melito che stava crescendo a scapito dell’antico borgo di Pentidattilo. Lorenzo si trasferì così a Melito, e con lui si trasferì il padre Vittorio.
Nel catasto di Pentidattilo del 1759 così leggiamo i
nomi di Lorenzo e di Vittorio, che in quell’anno vivevano nella “Villa di
Melito” con un giovane servo di nome Domenico D’Andrea.
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Vittorio Mandalari morì dopo il 1765, anno in cui compare per l’ultima volta come testimone in un matrimonio nella Parrocchia Arcipretale di San Lorenzo (la sua data di morte non è certa dal momento che non risulta registrata né a San Lorenzo né a Melito).
Nel registro del Catasto Onciario di San Lorenzo del 1754 si trova anche una pagina relativa a Giuseppe Mandalari, fratello maggiore di Vittorio, nato a San Lorenzo il 14 ottobre 1692, e di professione “civile”, cioè proprietario terriero: si legge in particolare che il suo figlio primogenito Antonio, nato verso il 1716 e morto a San Lorenzo nel 1759, era sacerdote a Reggio Calabria.
Altre fonti, tra cui il suo stesso atto di morte, indicano che questo Antonio era Parroco della Chiesa di San Nicola de’ Bianchi e che fu citato dal De Lorenzo in un cenno sul Seminario di Reggio per essere stato segretario dell’Arcivescovo di Reggio Damiano Polou, e, in conseguenza, redattore della Sinodo Polou del 1755[6].
Il nostro parroco Lorenzo Mandalari è invece citato ancora nell’opera in tre volumi, Storia dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria di Padre Francesco Russo, pubblicata a Napoli da Laurenziana nel 1963, nella quale si legge che Melito Porto Salvo «nel secolo XVIII aveva un economo curato nella chiesa dell’Immacolata (o della “Concessa”, all’epoca, e fino al 1820, inticolata a San Costantino N.d.R.), con l’obbligo della celebrazione della Messa festiva, alla dipendenza dell’Arciprete di Pentadattilo».
Nel catasto di Pentidattilo (1759) – cui faceva capo
Melito – leggiamo l’elenco dei suoi beni dichiarati
come segue al fisco:
Io qui sottoscritto Sacerdote Lorenzo Mandalari della terra di San Lorenzo, al presente abitante in Melito, Dittereo e Parroco, in esecuzione del bando emanato per la riforma del general Catasto rivelo esser d’età di anni 32.
- Vittorio Mandalari di San Lorenzo interpellato rivela abitare nella suddetta villa – Padre, di anni 63.
- Domenico D’Andrea del Casale di Roghudi servo, anni 29.
Abito in casa terrena addetta alla abitazione per comodo del Parroco. Possiedo un pezzo di terra beveraticcia in Contrada Annà di q.te 12, limitante Giuseppe Marino e via pubblica che dedotta la coltura mi rende. Possiedo un altro pezzo di terra limitante la suddetta terra di q.te (quattronate) 8 pervenutami in titulo di compra dal magnifico Paolino Pangallo di Pentidattilo[7] limitante la sudetta terra, il magnifico Paolino Malavenda, e via pubblica.
Tutte due rendono annui docati 6,50. Possiedo due bovi per mio servizio e propriamente per la coltura del mio patrimonio. Possiedo un cavallo per uso di mia casa.
Pago per le suddette terre alla Corte Marchesale di Pentidattilo annui docati 7 e grana sessantasei dico 7,66. Pago ogni anno per metter l’aquidotto dalla parte di sopra alla suddette terre 0,90.
In calce a questa dichiarazione si trova la sua firma, riportata di seguito insieme alla firma del fratello Saverio:
Il “Magnifico notaro Saverio Mandalari”, fratello del sacerdote Don Lorenzo e figlio di Vittorio Mandalari e Felicia Strati, era un trisavolo della mia bisnonna Carmela.
Si laureò in legge, forse a Napoli, ed intorno al 1756 si sposò con Litteria Savoia, nata in una ricca famiglia di Bagnara Calabra, figlia del notaio Giuseppe Savoia e di Nunzia Munizza e sorella del notaio Vincenzo Savoia di San Lorenzo (nato a Bagnara Calabra verso il 1751 e morto a San Lorenzo il 21 dicembre 1813).
Rimasto per tutta la vita a San Lorenzo, dove morì il 17 aprile 1782, il notaio Saverio Mandalari ebbe almeno otto figli: Vincenza (1757 circa - 1763), Antonio Maria (1760-1833), Vincenza (nata nel 1764), Faustina (1766, morta prima del 1815), Concetta (nata nel 1768), Saveria, Giovanni e per ultimo Lorenzo (1772-1846), che, diventato prete come l’omonimo zio, fu parroco a Melito Porto Salvo.
Di questi otto figli solo sei sopravvissero all’infanzia: Antonio Maria, Lorenzo, Giovanni, Vincenza, Faustina e Saveria.
All’Archivio di Stato di Reggio si trova un documento[9] nel quale Saverio Mandalari compare come parte in causa: con questo atto egli si impegnava a consegnare a un tal Domenico Nesci, in cambio della somma di venti ducati in monete d’oro e d’argento una quantità equivalente in seta.
Il fatto che avesse un commercio di seta fa pensare: tra l’altro si ha notizia che la casa di un suo nipote Filippo, a Melito, presso la chiesa Arcipretale, fosse stata nella prima metà dell’Ottocento adibita all’allevamento dei bachi da seta[10].
Questo potrebbe quindi significare un interesse della famiglia di Saverio Mandalari nel campo della produzione della seta.
Die quinta mensis Januarii millesimo septingentesimo octagesimo primo 1781 in Terra S. Laurentij […] Personalmente costituto in presenza nostra il M. D. Saverio Mandalari di questa Terra di San Lorenzo, il quale dichiara e confessa col suo giuramento aver ricevuto dal Magnifico D. Domenico Nesci della città di Bova la somma di ducati venti in monete d’oro e d’argento manualmente […] e perciò col suo reperito giurmento […] si obbliga col suo v.j. realmente e personalmente […] di consegnare a detto M. D. Dom. Nesci, suoi, nella prossima ventura stagione dell’anno 178uno, tanta seta […].
A riprova del lavoro da notaio di Saverio Mandalari, d’altra parte, esiste un solo protocollo da lui rogato nel 1771, che contiene pochi atti dai quali in ogni caso non è possibile trarre notizie di nostro interesse.
Si trovano invece interessanti informazioni nel
testamento di sua moglie Litteria Savoia, rogato presso il notaio Francesco
Familiari di Melito il 24 settembre 1815:
Oggi ventiquattro 24 settembre mille ottocento e quindeci 1815 ad ora prefissa, ore quindeci.
Avanti di me Francesco Familiari figlio del fù Martino domiciliato in questo Comune in case proprie nel luogo detto Portosalvo Notaio legalmente patentato con patente numero sette 7 per il corrente anno mille ottocento e quindeci 1815 e delli qui sottoscritti testimoni che godono i requisiti richiesti dalla legge, s’è presentata la Signora Litteria figlia del fù Giuseppe Savoia vedova del fù Saverio Mandalari domiciliata in questo Comune di Melito in case proprie nel luogo detto Armà ben conosciuta da noi Notaro e Testimoni, ha dichiarato voler fare il suo testamento pubblico la quale l’ha dettato in presenza di noi Notaro e Testimoni e l’abbiamo scritto come essa lo ha dettato. Ha essa Testatrice Signora Litteria Savoia [dichiarato] d’avere sei figli, tre maschi e tre femene, i primi tre maschi nomati Signor Antonio, Sacerdote Lorenzo e Giovanni Mandalari, le tre femene nomate Signore Vincenza, la fù Faustina e Saveria Mandalari.
Volendo io ricompensare l’assidue cure delle tre sopranominate nec non figli maschi lego e lascio alli medesimi la quarta disponibile di devidersela ugualmente tra li medesimi. Voglio seguita la mia morte che mi facessero detti miei eredi un dicente funerale lasciando il di più alla loro disposizione. Raccomando ancora a detti miei figli eredi che si portassero in tutte le loro operazioni con perfetta armonia ed unione.
Dichiaro che i beni i quali io potrei disporre sarebbero quelli compresi nella mia dote promessa e pagata dal fù mio Padre nella somma di docati ottocento cinquanta 850 come da capitoli matrimoniali stipulati dal fù Notar Sofio di Bagnara, tal somma della quale io sono dispotica mi trovo già d’averla lasciata la quota disponibile a favore dei predetti tre figli maschi ed il rimanente d’averla promessa e pagata a beneficio delle tre figlie femene D. Vincenza, fu D. Faustina e D. Saveria Mandalari, maritate la prima con D. Michele Licastro, la seconda con D. Vincenzo Firmanò[11] e la terza con D. Pietro Papalia a quale pagai docati seicento di dote 600, qual dotante unitamente col fù mio cognato Dittereo D. Lorenzo Mandalari come da contratto autentico stipulato per atti del fù Notaro D. Vincenzo Savoia al quale.
Inoltre dichiaro che il detto fù mio cognato Dittereo Mandalari, considerando che io restai priva dei miei beni dotali dopo d’avere assegnata la sudetta somma di docati seicento, 600, come sopra, dispose a mio favore un legato con il quale m’assegnò la somma di docati ottocento cinquanta, 850, portata da me in dote quando passai a marito ed oltre ciò stabilì con suo testamento presso gl’atti del fù Notaro Vincenzo Savoia che io fossi usufruttuaria di tutta la sua eredità vita mia durante, sicchè io potrei disporre di detta somma a favore dei miei eredi.
Ma come si diede il caso che dopo la morte di detto mio cognato per le vicende della guerra e per l’intensità della staggione l’usufrutto delle rendite dell’eredità ricevuta non era sufficiente per li pagamenti delle imposizioni dello stato e contribuzioni in conseguenza per provvedere alla mia sussistenza fui necessitata contraer dei debiti per cui quasi tutta la sudetta somma assegnatami per mezzo del legato restò assorbita rimanendo a pena la somma di docati duecento, 200, che intendo dividersi dopo seguita la mia morte dai predetti tre figli maschi non volendo, perché non posso, lasciare cosa alcuna a favore delle predette tre figlie femene o di chi le rapresenta giacchè la somma ricevuta da essi a titolo di dote è stata sufficiente per la loro porzione e non restando l’uguale somma a favore dei predetti tre figli maschi calcolandosi i debiti censi ed altro che gravita sopra ella detta eredità che unita a quella di mio cognato ammontano alla somma di docati mille, 1000, di capitale che devesi sodisfare delli detti tre figli maschi. Di più voglio che seguita la mia morte mio figlio Sacerdote D. Lorenzo avesse sul mobile due materazze a sua scelta e l’intiera biancaria come si trova riposta nelle tre casse.
Dichiaro ancora che le tre animale muccine che sono una vacca, una giovenca ed una vitella, questi furono comprati di denaro proprio di detto mio figlio D. Lorenzo.
Voglio ancora che detti miei eredi dovessero dare la dote compitente alla serva nomata Antonia Fotia figlia del fù Giovanni e docati dieci, 10, in contanti, e questo per li servizi prestati con attenzione per lo spazio d’anni quindeci, 15. E fatta a lei la lettura da noi Notaro in presenza di testimoni del suo testamento, la testatrice ha dichiarato che conteneva come contiene la sua volontà come ella l’ha dettato.
Di tutto ciò se n’è fatto atto. Fatto letto e stipulato in questo Comune di Melito propriamente nella casa propria nel luogo detto Armà nella sua camera del basso distretto di Reggio Provincia di Calabria Ultra, letto il presente testamento parola per parola intieramente ad alta ed intellegibile voce alla signora testatrice e signori testimoni Sacerdote D. Paolo Palermo figlio del fù Signor Bartololmeo del comune di Montebello oggi domiciliato in quetso Comune, Signor D. Andrea Meduri Tegani figlio del fù Nicolò di Reggio oggi domiciliato in questo Comune proprietario, signor Antonino Catanoso figlio del fù Pietro del Comune di Pentidattilo proprietario in case proprie nel luogo detto S. Angiolo, Signor D. Francesco Condello figlio del fù Filippo domiciliato in Melito in casa propria nel luogo detto Fondachello in quali si sottoscrivono con me Notaro e non con la testatrice che richiesta ha dichiarato non sapere scrivere.
Questo è l’atto di morte di Saverio Mandalari,
conservato all’Archivio della Curia Arcivescovile di Reggio Calabria:
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Il “Dottor Don Antonio Maria Mandalari” (così è citato in alcuni documenti dell’epoca), oggi ricordato per essere stato uno dei primi sindaci di Melito, dal 1812 al 1816, era un bisnonno della mia bisnonna, ed era nato il 24 agosto 1760 a San Lorenzo dal notaio Saverio Mandalari e da Litteria Savoia.
Si era laureato come il padre in legge, all’Università di Napoli, e, una volta ritornato in Calabria, si era trasferito da San Lorenzo a Melito, dove viveva lo zio paterno Lorenzo, e dove lo aveva seguito anche sua madre Litteria ormai vedova.
Su di lui troviamo anche queste informazioni[12]:
Antonio Maria Mandalari: nato a San Lorenzo, fu il primo sindaco di Melito Porto Salvo. Laureato in Legge all’Università di Napoli, uomo dotto, lasciò un manoscritto che conserva il nipote Camillo Oreste Mandalari[13].
Prima del 1796 aveva sposato Gaetana Pizzi, nata a Condofuri Superiore e più giovane di lui di circa 16 anni. I documenti indicano che al momento del matrimonio Gaetana aveva portato una dote di mille e trecento ducati, una somma piuttosto grande, soprattutto considerato che il reddito di un bracciante si aggirava sui 70 ducati annui.
Interessante anche il fatto che anche Gaetana Pizzi, che fu quindi bisnonna della mia bisnonna, era imparentata a sua volta da parte materna con i Mandalari di Condofuri: sua madre si chiamava infatti Elisabetta Mandalari.
Antonio Maria Mandalari morì a Melito il 31 gennaio 1833. Sua moglie Gaetana morì invece undici anni dopo, nel 1844, all’età di circa settant’anni.
Ebbero almeno nove figli registrati nella Chiesa Dittereale di San Costantino e battezzati dallo zio Dittereo Lorenzo Mandalari: Giovanna (nata nel 1799), Concetta (nata nel 1801), Beatrice (1802-1885), Andrea (1804-1878), Filippo (1806-1888), Maria Anna Elena (nata nel 1805), Carmela (1808-1876), Vincenza Tommasina (1810-1888) e Raffaela Faustina (1813-1898).
E’ curioso leggere l’atto di nascita dell’ultima figlia Faustina, redatto quando Antonio Maria Mandalari era sindaco di Melito. Fu proprio lui infatti a redigere l’atto di nascita della figlia in Comune e così, invece dell’usuale formula “ha dichiarato che nel giorno sopraindicato nacque dalla di lui legittima moglie ecc. ecc.” leggiamo che la bimba “nacque da me infrascritto e dalla Signora Gaetana Pizzi mia moglie”. La dichiarante era la figlia maggiore Giovanna Mandalari (da notare la sua giovane età: quattordici anni).
Un
aneddoto interessante riguardante quell’epoca in cui Antonio Maria Mandalari
era sindaco ci è fornito da alcuni documenti conservati all’Archivio di Stato che
testimoniano le conseguenze di un bombardamento eseguito il 4 marzo 1812 al
fortino di Melito da parte della marina Anglo-Borbonica[14].
In quegli anni Melito, occupata dai distaccamenti napoleonici, era già stata altre volte attaccata dai cannoni borbonici che dalla Sicilia si spingevano fino alle più vicine coste dell’Italia. In quell’occasione, a seguito dei danni prodotti dai bombardamenti a vari edifici (tra cui la chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata) vi furono episodi di saccheggi a cui non sfuggì anche la casa di Antonio Maria Mandalari che riceveva con questi documenti la somma di lire 88 a risarcimento dei danni subiti.
Tra i figli di Antonio Maria Mandalari e Gaetana Pizzi, Beatrice sposò Agostino Massa, Filippo sposò Luisa Tropea, Andrea sposò Maria Saveria Caracciolo (1808-1868), Carmela (1808-1876) sposò Francesco Martorelli (1784 -1874) e Raffaela Faustina Mandalari sposò nel 1847 Francesco Saverio Mandalari (nato a Tropea nel 1786), figlio di Giuseppe (1726 circa – 1786) e Dorotea Crispino, e molto probabilmente suo parente.
Dai fratelli Andrea e Carmela Mandalari nacquero i miei trisavoli Bonaventura Francesco Mandalari (1837-1922) e Rachele Martorelli (1841-1914), cugini tra loro: il primo figlio di Andrea e di Saveria Caracciolo, la seconda figlia di Carmela e di Francesco Martorelli.
Interessante il fatto che il mio trisavolo, seppur battezzato con il solo nome di Bonaventura, era chiamato da tutti “Don Francesco” e, nei vari documenti conservati nello stato civile di Melito in cui, durante la sua vita, appose una sua firma, è indicato di volta in volta come “Francesco”, come “Bonaventura”, o come “Bonaventura Francesco”.
Come molti altri Mandalari egli ebbe una buona educazione e studiò legge all’Università. All’epoca della nascita della mia bisnonna svolgeva la professione di “scrivano”, ovvero di giurista o studioso di diritto. In altri atti dell’epoca è citato come “possidente”, “proprietario”, e anche come “alunno giudiziario”. Il 19 febbraio 1870 sposò a Melito Virginia Rachele Martorelli e da lei ebbe nove figli, l’ultimo del quali, Mario, nacque nel 1885.
Alcuni anni dopo la morte della moglie, e in età decisamente avanzata, Francesco si risposò con Angelina Timpano, una sua vicina di casa che si era occupata di lui negli ultimi tempi. Era la fine del 1920 e lui morì poco tempo dopo, nell’estate del 1922.
In un altro libro di Camillo Oreste Mandalari, “Uomini e cose della mia Calabria (scritti di
storia, letteratura e politica 1908-1932)”, edito a Roma nel 1934, si
trovano altre informazioni sulla famiglia Mandalari:
Nella famiglia Mandalari, oltre che una tradizione di sapere, si ricorda un’altra ancor più bella: l’amore per la patria. Saverio Mandalari[15] combatteva a Custoza nel 1866, e Antonio Massa[16] da sergente del 6° reggimento garibaldino (Nicotera) 21° compagnia, si batteva a Bezzecca nel ’66 stesso.
Il capitano della Guardia Nazionale Giacomo Mandalari[17], verso il ’61, vicino a Laureana di Borello, distruggeva la banda del brigante Staropoli, uccidendo da solo otto banditi. Per questo atto, famoso in tutta la Calabria, ebbe la medaglia al valor militare, con un autografo di Re Vittorio Emanuele II, che era rimasto ammirato di tanto coraggio.
[1] Dal libro “Mario Mandalari, IX Lettura di storia letteraria calabrese” edito dalla Tipografia Fata Morgana, Reggio Calabria, 1932, autore del quale fu Camillo Oreste Mandalari, un cugino della mia bisnonna del quale si parlerà ancora molto in seguito.
Nel libro si trova anche una trascrizione di questa lettera di Mario Mandalari, cugino del mio trisavolo, sulla storia di Melito che indica: “Due altre antiche e stimate famiglie ebbe Melito: Alàti e Vernagallo, le quali nemmeno sono indigene, ma venute di fuori, da Montebello e Pentidattilo. I Tropea sono di Reggio, ed i Cilea di Pentidattilo. Giardino, luogo di villeggiatura, o di bagnatura, fu la contrada sin dopo l’anno del terremoto; dopo il terremoto ebbe le prime abitazioni: ma delle più antiche case costruite nel paese è la mia casa paterna, presso alla chiesa Arcipretale, che in origine serviva alla industria dei bachi da seta - Mario Mandalari”.
[2] Dal “Liber Renatorum” della Chiesa Arcipretale di San Lorenzo anni 1607-1646
[3] Cfr. libro dei battezzati della Parrocchia Dittereale di San Lorenzo 1674-1710.
[4] Fondo notarile, busta 595, protocollo 3206/2.
[5] Cfr. libro dei defunti della Chiesa Arcipretale di Pentidattilo 1752-1783, 11 febbraio 1754
[6] Informazioni tratte dal già citato “Mario Mandalari, IX Lettura di storia letteraria calabrese” – La chiesa di San Nicola de’ Bianchi, che non esiste più, distrutta dal terremoto del 1783 si trovava, a quanto pare, sul Corso (da un articolo di De Lorenzo sulla Rivista Storica Calabrese, anno 1897)
[7] Paolino Pangallo di Pentidattilo, figlio di Giovanni e Nunziata Malavenda (padrino in tre atti nella Parrocchia Arcipretale di Pentidattilo in date 19 agosto 1753, 3 febbraio 1756, e 18 dicembre 1756) era bisnonno di Saveria Caracciolo, moglie del mio quadrisavolo Andrea Mandalari di Melito.
[8] La firma di Saverio Mandalari è tratta dall’atto notarile già citato, datato 17 settembre 1746, conservato all’Archivio di Stato di Reggio Calabria. La firma di Lorenzo Mandalari è tratta dal Catasto Onciario di Pentidattilo del 1759, conservato all’Archivio di Stato di Napoli.
[9] Notaio Francesco Antonio Altomonte di San Lorenzo - busta 602, protocollo 3271/1
[10] Cfr. il già citato “Mario Mandalari, IX Lettura di storia letteraria calabrese” pag. 9
[11] Vedi libro dei matrimoni di San Lorenzo 1772-1819: i matrimoni tra Donna Vincenza Mandalari ed il dottor fisico Don Michele Licastro e tra Donna Faustina Mandalari ed il dottor Don Vincenzo Firmanò furono celebrati nella parrocchia Arcipretale di San Lorenzo lo stesso giorno, 14 aprile 1784
[12] Dal volume “Gli scrittori Calabresi – Dizionario Bio-Bibliografico”, di Luigi Aliquò Lenzi, Reggio Calabria, 1955-1958.
[13] Prima di Antonio Maria Mandalari, ad onor del vero, risultano essere stati Sindaci di Melito: Coratola Fortunato (1809-1810), Vernagallo Saverio (1810) e Cilea Giuseppe (1810-1812) – cfr. “Memoria e Ricerca – Melito di Porto Salvo tra Ottocento e Secondo dopoguerra – di Agazio Trombetta, Ed. Culture, Reggio Calabria 2008 pag. 352.
Il Camillo Oreste Mandalari citato in queste righe era il già citato scrittore e giornalista, cugino della mia bisnonna Carmela.
[14] Cfr. “Memoria e Ricerca – Melito di Porto Salvo tra Ottocento e Secondo dopoguerra – di Agazio Trombetta, Ed. Culture, Reggio Calabria 2008 pag. 20, 365-366.
[15] Fratello del mio trisavolo Francesco.
[16] Cugino del mio trisavolo (figlio dei suoi zii Beatrice Mandalari ed Agostino Massa).
[17] Figlio di Antonino e di Elisabetta Rodà. Nel libro “Uomini e Cose della mia Calabria”, Camillo Mandalari indica che egli era cugino del mio trisavolo.
