Le origini della famiglia Crucitti


I Crucitti furono durante il XVIII secolo una modesta famiglia di lavoratori e di contadini.

Il primo Crucitti del mio ramo familiare di cui si abbia notizia nacque verso all’inizio del XVIII secolo: si chiamava Paolo ed era sposato con una tale Vittoria Zumbo. Era il trisavolo del mio trisavolo, e di lui non sappiamo altro.

Presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria si trovano tracce di uno dei suoi figli, di nome Filippo e di professione bracciante, sposato con una tale Anna Barreca, che morì a Reggio Calabria nel 1834 alla bella età di novantadue anni.

I documenti indicano che un figlio di questo Filippo, di nome Pasquale (1773-1846), si era trasferito con la moglie Francesca Lia (1788-1848) a San Gregorio (RC) e che qui, il 31 gennaio 1813, era nato suo figlio Filippo, nonno paterno della mia bisnonna Gaetana.

Sulla famiglia di questo Filippo Crucitti (1813-1862) sappiamo qualcosa in più: era un cocchiere e aveva sposato il 29 gennaio 1838 la diciassettenne Gaetana Caviglia, figlia di un altro cocchiere originario di Napoli.

La famiglia doveva essere, se non benestante, quantomeno appartenente alla piccola borghesia. Da Filippo e Gaetana nacquero almeno cinque figli: Pasquale (1844), Salvatore o Salvadore (1848), Antonio, Maria, e per ultimo il mio trisavolo Antonino (1854-1927).

Mentre del primogenito Pasquale non si ha alcuna notizia, sappiamo per certo, e grazie alla ancora viva memoria familiare, che nei primi anni del Novecento il mio trisavolo possedeva sul Corso un negozio di abbigliamento e poco lontano una sartoria per la quale era molto apprezzato dai suoi numerosi clienti.

Nello stesso periodo suo fratello Salvatore Crucitti possedeva un caffè, il “Caffè Crucitti”, in Via Romana, una prosecuzione di Corso Garibaldi, che in quel periodo era molto ben frequentato.

I documenti indicano che il 4 agosto 1870 Salvatore sposò a Reggio la ventiquattrenne Domenica Sarani, filatrice, e che la sua professione, trascritta nell’atto di matrimonio, era all’epoca quella del “sorbettiere”.

Mia nonna ricorda ancora il Caffè del prozio Salvatore, passato poi alla figlia Gaetana, detta “Tanina”, che lo gestiva dopo la prima guerra mondiale e al figlio Angelo che, amante della bella vita, ne sperperò gran parte dei ricavi negli anni successivi.

Sulla strada aveva due tavolini di ferro ciascuno dei quali aveva due sedie ed il piano in marmo. A volte, quando mia nonna da bambina andava a trovare questi parenti con la mia bisnonna, le veniva spesso offerto un gelato.

Un ricordo di mia nonna di quell’epoca: intorno ai cinque o sei anni la mia bisnonna la portò a trovare la figlia di Tanina, una Pezzarossa, che viveva poco lontano da via Romana e che era a letto morente. Il ricordo di mia nonna di questa bambina di circa quattordici anni, malata, che continuava a dire di vedere la Madonna davanti a sé, le rimase per sempre.

Un altro aneddoto riguardante questo ramo della famiglia Crucitti risale ad una decina di anni dopo, quando un’altra figlia di Tanina si era fidanzata e mia nonna, insieme alle zie, era stata invitata alla festa in casa della ragazza. La cosa curiosa è che il fidanzato non smise un attimo di farle la corte, chiedendo anche alle zie di mia nonna come mai non gli avessero presentato prima una ragazza così bella per la quale “avrebbe fatto carte false”!

Di un altro fratello del mio trisavolo Antonino e del sorbettiere Salvatore, di nome Antonio, sappiamo solo che si era trasferito per lavoro a Fragagnano (Taranto) dove aveva formato famiglia. L’unica sorella, invece, si chiamava Maria Crucitti: non si era mai sposata e, negli anni ’20, faceva la perpetua presso la chiesa di San Giorgio, sul corso di Reggio, a capo di altre due comari che le davano una mano nel mantenimento della Chiesa. Mia nonna lo ricorda quando, a volte, la andava a trovare insieme a sua mamma.

Riguardo alla famiglia della mia quadrisavola Gaetana Caviglia, da cui la mia bisnonna prese il nome, c’è invece da dire che suo padre Salvatore (o Salvadore) Caviglia era napoletano.

Era nato a Napoli il 5 giugno 1779 nel rione Santa Lucia, sul mare, a poche decine di metri dal palazzo reale e da Castel dell’Ovo.

Come suo padre Francesco e come il nostro Filippo Crucitti, era un cocchiere.

Il fatto però che, a differenza del genero Filippo Crucitti, Salvatore Caviglia non fosse del tutto analfabeta, (si ritrova la sua firma in calce ad alcuni atti di Stato Civile) ci fa pensare che le condizioni economiche della sua famiglia fossero forse in parte migliori di quelle dei Crucitti. I documenti dell’epoca, conservati all’archivio del Santuario Diocesano di Santa Lucia a Mare di Napoli, indicano che il cognome della famiglia era originariamente “Gaveglia”, che si tramutò in Caviglia dopo il  trasferimento dei nostri antenati in Calabria.

Quelle che seguono sono le trascrizioni degli atti di nascita di Salvatore Caviglia (o Gaveglia) e di suo padre Francesco Caviglia:

 

A di’ 5 di giugno del 1779 di Sabbato: Tommaso, Salvatore, figlio di Francesco Gaveglia, e di Gajetana Dattoli coniugi, nato a 3 detto nella casa di Francesco Giodice, battezzato dal R.do Don Rocco Leugona; levatrice Raghele Morra.

 

A di’ 21 settembre 1744 di lunedì: Matteo, Francesco Gaveglia figlio di Antonio e Teresa Fonticiello coniugi fu battezzato dal R.do Don Lorenzo Celli; Levatrice Anna Vigna.


Quando le conseguenze della rivoluzione francese ed i principi liberali cominciarono ad influenzare fortemente il pensiero dei cittadini del Regno delle Due Sicilie, i Caviglia si trovavano quindi a Napoli.

Lo scoppio della rivoluzione francese del 1789, non aveva preoccupato per nulla i regnanti Ferdinando IV e Maria Carolina, ed oltretutto la loro politica neutrale aveva tenuto il regno lontano dagli eventi bellici.  Pochi anni dopo però, i fatti luttuosi del 1793 preceduti dalla nascita della Repubblica Francese nel 1792 avevano destato non poca preoccupazione nei sovrani di tutta Europa, napoletani compresi, che cominciarono a vedere nei francesi un pericolo reale per tutte le monarchie.

Ferdinando IV aderì alla lega anglo-napoletana del 12 luglio 1793. Fin dai primi del ‘94 a Napoli già serpeggiavano movimenti liberali come il Reomo (repubblica o morte) ed il Liomo (Libertà o morte) che iniziarono a cospirare contro la monarchia, ma che scoperti videro in Vincenzo Galiani, Emmanuele De Deo e Vincenzo Vitaliani i loro primi martiri, giustiziati il 18 ottobre del 1794.

Dopo una breve pace, le ostilità coi francesi ripresero nella seconda metà del ‘98 al fianco dell'Austria; ma il precipitare degli eventi bellici costrinse Ferdinando IV e famiglia, il 23 dicembre 1798, ad una precipitosa fuga a Palermo.

16 gennaio del 1799, i rivoluzionari presero Castelnuovo, Castel dell’Ovo e Castel Sant'Elmo, ed i lazzari, lasciati soli al loro destino, e battutisi strenuamente e fino alla morte, nulla poterono per fermare, il 23 gennaio del 1799, l’ingresso in città del generale francese Championnet.

Fu proprio in questo periodo di bruschi cambiamenti politici che i nostri Caviglia, si trasferirono in Sicilia dove si era rifugiato il Re Ferdinando IV con la sua famiglia.

La Repubblica Partenopea durò solo cinque mesi ed ebbe due governi, uno provvisorio ed un altro definitivo, ma Francesco e Gaetana, con il figlio Salvadore, rimasero a Messina.

Salvadore si sposò prima con una tale Angela Messina, e, quattro anni dopo la morte di questa, nel 1821, trasferitosi a Reggio, vi sposò in seconde nozze Antonia Passamiliti (1799-1864). Morì a Reggio il 12 ottobre 1857 all’età di settantotto anni.

Una nota interessante che pone però qualche interrogativo: stando a quanto risulta negli atti conservati presso l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, la mia quadrisavola Gaetana Caviglia nacque a Reggio il 19 maggio 1821, ma l’atto della promessa di matrimonio dei suoi genitori è datato 19 settembre 1821 (vedi pagina seguente). Come spiegare questa differenza di soli quattro mesi?

Una soluzione a questo dubbio potrebbe essere questa: i documenti allegati al matrimonio tra Salvadore Caviglia e Antonia Passamiliti (Archivio di Stato di Reggio Calabria) furono infatti per la maggior parte redatti all’inizio del 1820, e nell’atto della promessa di matrimonio lo spazio in cui di solito veniva indicata la data del matrimonio vero e proprio celebrato dal parroco è stato in effetti lasciato in bianco.

Questo può voler dire, forse, che i due si erano sposati in chiesa prima del 1821, forse già all’inizio del 1820, e che in quel momento avevano anche preparato i documenti da consegnare al comune, ma per qualche motivo, il relativo atto di Stato Civile della promessa di matrimonio fu fatto solo dopo più di un anno.

 



[1]  Firma tratta dall’atto di nascita della mia quadrisavola Gaetana Caviglia, Reggio Calabria, 19 maggio 1821, Stato Civile del Comune di Reggio Calabria, Archivio di Stato di Reggio Calabria