Le origini della famiglia Bertelli


I Bertelli erano la famiglia della mia bisnonna Francesca, detta “Cecchina”, moglie di Battista Tirini dal 1910. Erano piccoli proprietari di montagna e vivevano nel paese di Irma (Val Trompia), in provincia di Brescia.

Il nome del paese deriva forse  da “herma” (luogo isolato) o da Herma, nome di persona.

La diaconia di San Lorenzo di Irma (chiesa che oggi si trova nel territorio del comune di Bovegno) dipendeva dalla pieve di Bovegno e la sua esistenza è documentata fin dal XIII secolo.

Fonte di contrasti fu l’aggregazione, nel 1452, di Magno, staccatosi da Bovegno, al quale tornerà nel 1776. A unire Magno e Irma era la chiesa di San Lorenzo, che si trovava a metà strada tra le due comunità, per le quali fungeva da parrocchia. Alla fine del Seicento entrambe le borgate costruirono poi una propria chiesa.

Sotto Napoleone Irma fece parte del Distretto delle miniere, che aveva Bovegno per capoluogo. Nel 1855 il colera mieté 11 vittime.

Nel 1927-55 Irma fu amministrativamente legato a Bovegno, dal quale restarono però separati i beni e la gestione patrimoniale. Nel 1861, data del primo censimento italiano, la popolazione di Irma ammontava a 280 persone, diventate 345 nel 1901 e diminuite poi progressivamente fino a 158 nel 2001.

Le ricerche svolte tra gli atti dello Stato Civile Napoleonico del Comune di Irma per gli anni 1806-1814, all’Archivio di Stato di Brescia, indicano che i Bertelli appartenevano all’inizio del 1800 a una famiglia contadina ma benestante e che, sorprendentemente, tutti coloro che comparvero come testimoni o come dichiaranti in quegli atti, sapevano sia leggere che scrivere. I nomi utilizzati in famiglia durante l’Ottocento erano costanti (i più comuni erano Martino, Andrea e Giovanni Battista) e la conseguente presenza di molti omonimi ha reso molto più complesso qualsiasi tipo di indagine.

Una lunga indagine negli atti notarili di Irma a partire dalla prima metà del Settecento[1] ha messo in luce come anche a quell’epoca in paese esistessero varie famiglie di Bertelli, sicuramente tutte imparentate tra loro, all’interno delle quali vivevano un numero impressionante di omonimi:

  • Anno 1728, 15 dicembre: testamento di Domenica fu Domenico Bertelli, moglie di Ventura fu Domenico Turinelli, e sorella di Andrea Bertelli, Giovanni Maria Bertelli, Giacomina Bertelli, e Lucia Bertelli. Compaiono come testimoni: Domenico fu Crescino Bertelli e Lorenzo figlio di detto Domenico Bertelli.
  • Anno 1729, 21 maggio: trasporto di fondazione censuaria fatto da Martino Bertelli fu Domenico (erroneamente indicato nell’intestazione come Martino fu Andrea). 

Viene citato un secondo atto, del 1711, rogato dal notaio di Bovegno per conto del fu Domenico fu Andrea Bertelli in cui vengono citati i figli di quest’ultimo Domenico: Andrea, Giovanni Maria e Martino Bertelli.

 

  • Anno 1731, 11 marzo: testamento di Matteo Bertelli fu Giovanni Maria, padre del Reverendo Chierico Andrea Bertelli, di Elisabetta, di Lucia e di Domenica Bertelli, marito di Caterina.

Nelle indicazioni date per la celebrazione dei funerali viene citato un altro Matteo Bertelli cappellano di   Magno. I testimoni dell’atto sono Martino Bertelli fu Andrea, Giovanni Maria Bertelli fu Domenico, ed Antonio Bertelli fu Giacomo.

 

  • Anno 1731, 21 settembre: dichiarazione patrimoniale del Reverendo Chierico Andrea Bertelli figlio del fu Matteo Bertelli e di Caterina (vivente). Vengono citate le sorelle del Reverendo Chierico Andrea Bertelli: Elisabetta Bertelli, Lucia Bertelli e Domenica Bertelli.

Vengono inoltre citati (come confinanti di alcune proprietà) i seguenti altri Bertelli: Martino Bertelli fu Andrea, Giovanni Domenico Bertelli fu Crescino, Andrea Bertelli fu Giovanni Maria ed i fratelli Andrea e Giovanni Maria fu Domenico Bertelli, oltre a dei non meglio precisati “eredi del fu Giacomo Bertelli”.

I Testimoni dell’atto sono Domenico fu Crescino Bertelli ed Andrea fu Domenico Bertelli.

 

  • Anno 1732, 4 novembre: liberazione di Martino Bertelli fu Andrea da un obbligo assegnato a suo fratello fu Domenico Bertelli fu Andrea nel 1713 (citato il relativo atto del notaio di Lavone).
  • Anno 1733, 15 aprile: testamento di Andrea fu Domenico Bertelli, fratello di Giacomina Bertelli e di Giovanni Maria Bertelli, marito di Domenica. Vengono indicati come eredi universali il figlio Domenico insieme alla sorella, di cui non viene indicato il nome, i cui tutori sono il reverendo Matteo Bertelli ed Andrea di Martino Bertelli e come usufruttuarie la moglie Domenica e la sorella Giacomina.

Tra i testimoni dell’atto vi è Andrea fu Giovanni Maria Bertelli.

                                                                                                                                                  

  • Anno 1733, 15 maggio: Martino fu Andrea Bertelli acquista una proprietà dai fratelli Domenico e Nunziata Bertelli fu Giacomo, ancora “pupilli” cioè minorenni.

Vengono citati Antonio fu Giacomo Bertelli ed Andrea fu Domenico Bertelli, parenti dei suddetti minorenni Domenico e Nunziata Bertelli da parte di padre.

 

  • Anno 1734, 18 novembre: viene citato il testamento di Andrea fu Domenico Bertelli del 15 aprile 1733 con il quale il testatore lasciava i suoi beni ai suoi due figli, essendo usufruttuarie sua moglie Domenica e sua sorella Giacomina.

Essendo ora defunti i due figli, le due donne, “minori” (forse perché effettivamente minorenni?) chiedono che i loro beni vengano affidati a due tutori: il Reverendo Matteo Bertelli e Lorenzo Ghizzardi. Martino fu Andrea Bertelli è presente e garantisce per i due turoi.

 

  • Anno 1734, 20 dicembre: compromesso sulla dote da destinarsi a Lucia Bertelli fu Matteo per il matrimonio con Andrea Bertelli di Martino. La sposa Lucia è sorella del Reverendo Andrea Bertelli (che compare nell’atto), ed è detta essere parente del futuro sposo.

Sono presenti come testimoni Domenico Bertelli fu Crescino e suo figlio Lorenzo.


  • Anno 1735, 17 luglio: viene citato il testamento di fu Martino fu Giacomo Bertelli (senza data). In tale testamento viene lasciato un legato di 100 lire ai nipoti del testatore, figli minori di fu Giacomo fu Domenico Bertelli, dopo, però, la morte di sua figlia Domenica Bertelli.

Essendo morta la suddetta Domenica Bertelli, ed essendo intervenuti come eredi Giovanni Domenico Bertelli fu Crescino, e suo figlio Crescino, i nipoti a cui doveva andare il legato di 100 lire chiedono a loro che tale impegno sia mantenuto.


  • Anno 1736, 18 aprile: viene citato un atto del 1731 in cui il Reverendo Andrea fu Matteo “impose censo sopra una sua pezza di terra”. Ora lo stesso Reverendo desidera liberarsi di tale obbligo pagando ai Sindaci della Pia Carità di Irma, tra cui Giovanni Maria fu Domenico Bertelli.
  • Anno 1736, 18 aprile: viene citato un atto del 1728 in cui il fu Andrea fu Giovanni Maria Bertelli “pose censo su una pezza di terra”. Citato il reverendo Andrea Bertelli che, nel 1736, era tutore dei figli del detto fu Andrea Bertelli, e Giovanni Maria fu Domenico Bertelli, in quanto Sindaco della Pia Carità di San Giacomo di Irma.
  • Anno 1736, 18 aprile: viene citato un atto del 1683 in cui il fu Domenico Bertelli “impose un censo sopra una pezza di terra”. Nel 1736 il reverendo Andrea Bertelli di fu Matteo fu Giovanni Maria desidera liberarsi di questo censo (non è specificata la parentela con il Domenico Bertelli di cui sopra).
  • Anno 1736, 4 maggio: gli eredi di fu Giovanni Maria Bertelli desiderano liberarsi di un debito di 130 lire. Il reverendo Andrea Bertelli fu Matteo fu Giovanni Maria paga tale debito.
  • Anno 1736, 30 giugno: testamento di Antonio fu Giacomo Bertelli. Eredi univerasali sono la moglie Giacomina, e le figlie Giovanna, Caterina, Lucia e Domenica Bertelli. Vengono instituiti come tutori del patrimonio il Reverendo Andrea Bertelli (del fu Matteo Bertelli, come sappiamo da vari altri documenti) e Andrea di Martino Bertelli.

Tra i testimoni dell’atto vi sono Domenico fu Crescino Bertelli, Lorenzo di Domenico fu Crescino Bertelli, e Crescino di Giovanni Domenico Bertelli,

 

  • Anno 1737, 30 giugno: viene citato il matrimonio tra Giovanni Domenico fu Crescino Bertelli di Irma e Santa Solari di Casto in Val Sabbia, sposati il 28 ottobre 1720. Oggi Giovanni Domenico dona alla moglie tutti i suoi beni come “Donna, Madonna ed usufruttuaria” insieme alla figlia Margherita.
  • Anno 1739, 11 settembre: vendita di una proprietà al Reverendo Andrea Bertelli fu Matteo. 
  • Anno 1739, 25 maggio: Domenico fu Crescino Bertelli istituisce suo figlio Reverendo Matteo come suo procuratore.
  • Anno 1740, 2 gennaio: il Reverendo Andrea Bertelli acquista da Giacomo Sapetti di Magno, marito della fu Lucia Bertelli fu Antonio, una terra come tutore degli eredi del fu Andrea Bertelli.
  • Anno 1740, 20 giugno: i discendenti del fu Lorenzo Bertelli, Giovanni Domenico fu Crescino fu Lorenzo Bertelli e Lorenzo fu Matteo fu Lorenzo Bertelli, risultano debitori verso la Pia Carità di Irma.
  • Anno 1740, 21 novembre: viene citato un atto del 9 giugno 1740 in cui Giovanni Domenico fu Crescino Bertelli e suo figlio Crescino vendono a Domenico fu Crescino Bertelli una terra. Citato anche il fu Lorenzo fu Crescino fratello di Giovanni Domenico.
  • Anno 1743, 12 gennaio: testamento di Maddalena Cotelli moglie del vivente Martino fu Andrea Bertelli. Viene lasciata la quota di legittima a sua figlia Ludovica moglie di Francesco Filiberti a patto che non vi siano controversie con il padre. Suo marito viene indicato come usufruttuario della sua dote. Suo figlio Andrea, infine, viene indicato come erede universale.
  • Anno 1745, 11 giugno: testamento di Santa, vedova del fu Giovanni Domenico Bertelli. Vengono istituiti come eredi universali i figli nati e nascituri da Crescino “Abiatico di detta testatrice e figlio del fu Giovanni Domenico fu marito della sudetta testatrice”.
  • Anno 1746, 21 agosto: Lorenzo Bertelli insieme al fratello Reverendo Matteo Bertelli, eredi del fu Domenico fu Crescino Bertelli, garantiscono per Giovanni Maria fu Domenico Bertelli che vende loro una terra.
  • Anno 1747, 12 gennaio: il reverendo Andrea Bertelli, come tutore degli eredi del fu Andrea fu Giovanni Maria Bertelli, vende a Crescino fu Giovanni Domenico Bertelli una terra.

Uno degli estimatori è Lorenzo fu Matteo Bertelli.

 

  • Anno 1747, 17 gennaio: viene citato il matrimonio del 1724 tra Lucia di Antonio fu Giacomo Bertelli e Giacomo Zapetti ed il testamento di Antonio Bertelli del 1736 (citato anche il fatto che Antonio Bertelli morì in quello stesso anno).

Oggi Giacomo Zapetti, insieme a suo figlio Faustino, essendo incapace di fare conti, dà al reverendo Andrea Bertelli il compito di rivalersi su Lorenzo fu Pietro Paolo Ghizzardi e Giovanna (Bertelli?) per una sua parte dell’eredità.

 

  • Anno 1747, 23 gennaio: donazione per il matrimonio tra Elisabetta Bertelli fu Andrea fu Giovanni Maria con Giacomo Borghetti. Il reverendo Andrea Bertelli fu Matteo, “germano di Elisabetta e di tutti della di lei casa” chiama in giudizio anche il signor Lorenzo fu Domenico Bertelli.

L’atto viene redatto nella casa degli eredi del fu Andrea, tra i testimoni vi sono Andrea di Martino Bertelli e Crescino fu Giovanni Domenico Bertelli.

In una seconda copia dello stesso atto (avente l’aspetto di una “brutta copia”) il reverendo Andrea Bertelli è detto anche essere tutore di Elisabetta e di tutti “della di lei casa”.


  • Anno 1748, 12 maggio: accordi per la separazione tra la Chiesa Matrice di San Lorenzo di Irma e la chiesa della Santissima Trinità di Irma. L’atto viene scritto nelle case del Reverendo Andrea Bertelli.  

  • Anno 1748, 1° aprile: il Reverendo Andrea Bertelli presta 200 lire a Crescino Bertelli fu Giovanni Domenico, debitore di lire 300 verso gli eredi di fu Giovanni fu Domenico Turinelli. Viene specificando che, in caso Crescino non potesse soddisfare il debito verso Andrea Bertelli, questo ritornerà proprietario della terra a lui venduta in data 12 gennaio 1747.
  • Anno 1748, 19 settembre: accordo tra Crescino fu Giovanni Domenico Bertelli e gli eredi del fu Giovanni Battista Cotelli per il possesso di un fienile e di una stalla. Vengono eletti come estimatori Lorenzo fu Matteo Bertelli e Lorenzo fu Domenico Bertelli.
  • Anno 1748, 8 giugno: Lorenzo fu Domenico Bertelli e Giovanni fu Domenco fu Giovanni Turinelli, Sindaci della Veneranda Scuola della Santissima Trinità di Irma, pregano il Curato Reverendo Vincenzo Montini di far cantare la Santa Messa nel giorno solenne della Santissima Trinità.
  • Anno 1751, 21 maggio: acquisto di una casa da parte del Reverendo Andrea Bertelli. Tra i testimoni vi è Andrea di Martino Bertelli, e vengono citate come confinanti le terre degli eredi del fu Andrea fu Giovanni Maria Bertelli,
  • Anno 1751, 18 luglio: il Reverendo Andrea Bertelli, come tutore degli eredi del fu Andrea Bertelli, acquista una terra
  • Anno 1752, 10 luglio: citato un’acquisto fatto da Crescino Bertelli. Presente Lorenzo fu Domenico Bertelli
  • Anno 1753, 31 marzo: citata una compravendita effettuata il 4 giugno 1745 tra Martino fu Andrea Bertelli e suo nipote Giovanni Maria fu Domenico Bertelli.

Facendo un salto di una cinquantina di anni in avanti, due sono le famiglie che più ricorrono all’inizio dell’Ottocento tra gli atti di Stato Civile, quelli Catastali e quelli notarili: le famiglie discendenti da Andrea e quelle discendenti da Giovanni Battista Bertelli.

A proposito della prima di queste famiglie c’è da dire che negli atti del catasto antico di Irma (1827-1852) si trova la documentazione delle proprietà terriere dei fratelli Martino, Domenico e Andrea, figli di Andrea Bertelli e viventi ad Irma a cavallo tra Settecento ed Ottocento, e che altri atti notarili rogati a Irma tra il 1801 ed il 1808 legano questi tre fratelli per le vendite di alcuni terreni.

Un quarto Bertelli a comparire nel catasto era Giammaria, anch’egli detto figlio di Andrea, che lasciò in testamento alla sorella Ludovica tutti i suoi beni.

In alcuni atti di Stato Civile dei primi anni dell’Ottocento ritroviamo ancora citato lo stesso Martino Bertelli appartenente a questo ramo detto “Molinaro”, di professione sagrestano, nato verso il 1740. Gli stessi documenti indicano che Martino ebbe verso il 1778 un figlio di nome Matteo che, sposatosi con Margherita Cotelli all’inizio dell’Ottocento, ebbe nel 1807 una figlia di nome Matilde.

Il testimone dell’atto di nascita di questa Matilde fu un Lorenzo Bertelli figlio di Matteo mentre il testimone dell’atto di morte della moglie di Martino Bertelli, Margherita, deceduta nel 1810, fu Giammaria Bertelli.

Nel 1821 un atto notarile rogato dal notaio Francesco Turinelli di Irma indica che i fratelli Andrea, Matteo e Luigi, figli di fu Martino, acquistarono dallo zio Domenico figlio di fu Andrea un terreno: evidentemente si tratta dei figli dello stesso Martino detto “Molinaro” citato negli atti di Stato Civile.

Un altro dei documenti ritrovati all’Archivio di Stato di Brescia è particolarmente interessante per ricostruire la genealogia del nostro ramo di questa famiglia: si tratta dell’atto di matrimonio tra Simone Corsini (nato nel 1775) e Maria Carlenzoli (nata nel 1788), datato 5 luglio 1810.

Uno dei testimoni di questo matrimonio si chiamava infatti Martino Bertelli, era figlio di Andrea, aveva trentadue anni ed era un contadino. Questo Martino Bertelli era quindi nato verso il 1778.

La cosa interessante è che sappiamo per certo che il nonno paterno del mio trisavolo, nato proprio intorno a quell’anno, sposò una Maria Carlenzoli e che da lei, verso il 1824, ebbe Andrea Bertelli, che fu il padre del mio trisavolo.

Che sua moglie, Maria Carlenzoli, fosse quindi la stessa persona alla quale egli aveva fatto da testimone in un precedente matrimonio, nel 1810? Che fosse proprio questa donna, morto il primo marito Simone Corsini, a sposare il nostro Martino Bertelli?

C’è da dire infine che i Carlenzoli non erano originari di Irma, ma di un paese poco distante, Navono (BS) (in questo stesso documento si legge che Maria Carlenzoli nacque a Navono il 3 marzo 1788 da Antonio e da Caterina Gatta), e che ad Irma non c’era in quel periodo nessun appartenente a questa famiglia, se non questa Maria.

L’altra famiglia di Irma non ancora collegata a quella del mio trisavolo, ma certamente a lui imparentata in qualche modo, è quella che discese da Giovanni Battista Bertelli.

Questo Giovanni Battista ebbe almeno tre figli: Lorenzo, nato verso il 1768 e sposato con Luisa Giacomelli, Domenico, nato verso il 1770 e sposato con Lucia Pellizzari, e Giambattista, detto “Cagliar”, nato nel 1775 e sposato con Caterina Ruffini.

Altri rami di Bertelli vivevano ad Irma nell’Ottocento ma la loro presenza, almeno all’interno degli atti catastali e notarili conservati all’Archivio di Brescia, è meno documentata.

All’inizio del ‘900 il Sindaco di Irma, infine, fu un Bertelli, tal Giuseppe figlio di Omobono del quale però, per il momento, non è noto il legame di parentela con i nostri antenati.


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Atto di morte di Andrea Bertelli - Irma, 1880


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Atto di morte di Martino Bertelli - Irma, 1908

Il mio trisavolo Martino Bertelli, padre della mia bisnonna Francesca, nacque ad Irma verso il 1850 da Andrea Bertelli  (1824-1880) e Maddalena Fettolini (1822-1870).

Aveva due fratelli: Cosimo (1854-1910), di professione “cursore” (usciere comunale), che aveva sposato Margherita Ghizzardi, ed Omobono.

A quanto si raccontava in famiglia lavorò come muratore o come fabbro in Svizzera e morì all’età di soli 58 anni nel 1908.

Portava il nome del nonno paterno, Martino appunto.

Sua madre Maddalena  era  nata  all’inizio del 1822 a Ludizzo, frazione del Comune di Bovegno, da Giovanni Fettolini e Laura Nicolini, entrambi nati a Ludizzo da famiglie ramificate nelle frazioni Ludizzo e Castello e nei vicini paesi di Zigole e Pezzaze. Suo padre Andrea invece era originario di Irma.

Sposatosi con Maria Pisenti, nata a Tavernole sul Mella verso il 1854 da Pietro e Giulia Resinelli, Martino ebbe nove figli tra cui un solo maschio, Andrea, che prese il nome del nonno paterno, e otto figlie, tra le quali la mia bisnonna Francesca.

Il matrimonio tra i miei trisavoli Martino Bertelli e Maria Pisenti fu celebrato ad Irma il 4 marzo del 1874. 

A quanto raccontavano i nipoti che la conobbero, Maria era detta tra i compaesani la “donna della penna”, perché, in un paese che alla fine dell’Ottocento era per la maggior parte composto da analfabeti (c’erano le prime tre classi elementari, ma pochi, dovendo lavorare, le potevano frequentare) era una delle poche persone in grado di leggere e di scrivere.

Gli anziani andavano da lei quando dovevano compilare il testamento, e le giovani, durante la grande guerra, per farle scrivere le lettere al fidanzato al fronte.

Maria era alta, magra, buona ma severa; al piano terra aveva un grande telaio, e nelle giornate piovose faceva la tela, che sarebbe servita per il corredo delle figlie... e solo in poche all’epoca lo possedevano!

Nel vecchio cimitero di Irma c’è ancora (agosto 2006) una lapide in memoria del mio quadrisavolo Andrea, nonno della mia bisnonna, morto nel 1880:

 

Qui riposano le ossa di

Andrea Bertelli

che dopo irreparabile malore

sopportato con santa rassegnazioNe

moriva il 4 gennaio 1880

di anni 56

Il figlio cosmo

in segno di gratitudine

Pose questa memoria

 

A quell’epoca le famiglie di Irma, che arrivava forse a contare duecento abitanti, usavano a turno un grande forno a legna per cuocere il pane e farlo biscottare. Si racconta che, mentre cuoceva il pane, Maria stendeva sul prato le lunghe strisce di tela che, bagnate, sbiancavano al sole.

Vicino c’era una grande fontana dove si poteva lavare.

Alla sera si stava attorno al fuoco oppure al lume di una lucerna ad olio, e per le camere ognuno aveva un piccolo lume.

Ogni famiglia coltivava quanto le occorreva per tutto l’inverno, e in un magazzino si conservavano le castagne, in parte col riccio e in parte senza, le patate, le noci, le mele, i fagioli e, a parte, anche il granturco, che veniva portato al mulino a varie riprese.

La famiglia dei miei trisavoli frequentava la messa e la dottrina, ma non vi era un approfondimento di idee. Vi era però nel vivere innato profondo senso per l’aiuto verso i bisognosi. C’è anche da dire che, mentre la mia bisnonna Francesca divenne terziaria francescana, una delle sue sorelle, Ferma, entrò come suora nelle Ancelle della Carità.

I miei trisavoli ebbero molti figli: un solo maschio, Andrea, che si trasferì negli Stati Uniti dove trovò lavoro come capomastro, ed otto femmine, Giulia, Antonia, Bettina, Serafina, Rina, Ninì, Ferma e la mia bisnonna Francesca.


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Atto di nascita della mia bisnonna Francesca Bertelli - Irma, 1893

 

Mentre i Pisenti (o Pesenti) erano originari del bergamasco, e di loro si parlerà ancora in seguito, la famiglia della madre della mia trisavola, Giulia Resinelli, era di Brozzo, in Val Trompia.

Alcune ricerche sui Resinelli sono state compiute tra gli atti dello Stato Civile Napoleonico (disponibili per gli anni compresi tra il 1806 ed il 1814 all’Archivio di Stato di Brescia) e presso l’archivio della Parrocchia di San Rocco di Brozzo (per gli anni compresi tra il 1700 circa ed il 1860 circa).

Si trattava di una famiglia contadina e probabilmente patriarcale (per esempio in più casi era il nonno a presentare in Comune la nascita dei nipoti), nella quale tuttavia già all’inizio dell’Ottocento in molti erano in grado di leggere e scrivere, e quindi di apporre la propria firma in calce agli atti di Stato Civile:


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Atto di battesimo della mia antenata Giulia Resinelli - Brozzo, 1820

 

Del capostipite Geronimo non sappiamo molto, se non che morì prima del 1804 e che era citato come “magister” nell’atto di nascita del figlio Lorenzo (17 settembre 1750).

L’atto di decesso di sua moglie Giulia Zanoletti (7 giugno 1804) recita invece così: “post exactam laudevolem vitam ac reclictis suarum virtutum clarissimis exemplis heri hora circiter tertia noctis placidissime in Domino quievit”, stando ad indicare una donna di rarissime qualità morali, molto difficilmente indicate in simili atti di morte.

Il figlio Lorenzo infine, contadino di professione, era domiciliato secondo il suo atto di morte (11 aprile 1823) nel paese vicino, Marcheno, e morì improvvisamente di “colpo apoplettico” in casa di tali Vincenzo e Giulia Battinzoli.  

Tra i figli dei miei quadrisavoli Pietro Pisenti e Giulia Resinelli, nati tutti a Tavernole sul Mella, troviamo Pietro (n. 1839), Francesca (n. 1842) che sposò nel 1858 un tale Vincenzo Cortesi, Teresa (1844 - 1847), Davide (nato nel 1846, morto all’età di pochi mesi), Giovanni (n. 1849), Matteo (n. 1851), la mia trisavola Maria (1854 circa - 1920 circa), ed Antonia (n. 1859). A quanto raccontano, uno dei fratelli della mia trisavola era di professione maresciallo dei carabinieri.

La famiglia della mia trisavola Maria Pisenti, nonna materna di mia nonna Mirte Tirini, aveva origini bergamasche.

Il mio quadrisavolo Pietro Pisenti nacque a Santa Croce, una frazione di San Pellegrino Terme, in Val Brembana, intorno al 1811. Suo padre si chiamava Davide ed era un carbonaio, mentre sua madre, che proveniva dal vicino paese di San Gallo (frazione di San Giovanni Bianco), si chiamava Francesca Zuccali.

I due si erano sposati nella parrocchia di San Gallo il 12 febbraio del 1795.

Santa Croce è una frazione che, sulle pendici collinose al di là del Brembo, fronteggia San Pellegrino. Minuscolo borgo un tempo, Santa Croce prese quota nel XV secolo staccandosi da San Pellegrino, erigendosi a parrocchia autonoma nel 1482, e consacrando la chiesa nel 1492. Tenuto in vita da qualche ceppo familiare come i Galizzi (detti anche De Vecchi e Rizzo), gli Oprandi, i Grazioli, i Micheli, si svuotò come era nato, quando questi gruppi familiari fluirono a Piazzo, a San Pellegrino, a Bergamo, ed a Venezia.

Intorno al 1820, dopo la morte del marito Davide, anche la madre del mio quadrisavolo se ne andò da Santa Croce per trasferirsi, con i cinque figli ancora piccoli Pietro, Giovanni, Antonia, Caterina e Maria, a Tavernole Sul Mella, in provincia di Brescia. E’ in questa occasione che il cognome originario, Pesenti, mutò in Pisenti all’arrivo dei miei avi in Val Trompia.

Nel paese di Tavernole Sul Mella quattro dei cinque figli di Davide e Francesca si sposarono: i documenti della Parrocchia di San Filippo e Giacomo indicano infatti che Antonia, nata nel 1810, sposò nel 1826 Marco Pellizzari e morì di colera nel 1855, che Caterina sposò nel 1826 Ignazio Baresoli, che Giovanni sposò nel 1831 Elisabetta Pellizzari, e che il mio quadrisavolo Pietro sposò nel 1838 Giulia Resinelli e morì nel 1878. L’ultima figlia di Davide e Francesca, Maria Pisenti era invece morta a soli dodici anni il 14 dicembre 1825.

A Tavernole, i fratelli Pietro e Giovanni Pisenti lavoravano come carbonai, lavoro che dovevano aver imparato col padre, da piccoli, nei boschi intorno a Santa Croce: il loro era un lavoro antico, che si svolgeva da ottobre a marzo con scure, accetta, badile, sega, e forca. Era un lavoro faticoso e, a volte, lontano dalla famiglia, dentro il bosco, dove le piante più adatte dovevano essere abbattute, e dove venivano erette le “carbonaie”, grosse cupole di terra alte quattro o cinque metri con un cratere centrale che contenevano i tronchi che il fuoco, alimentato dall’alto, carbonizzava lentamente. Solo dopo giorni e giorni di dura fatica (la cottura richiedeva due o tre settimane), si poteva raccogliere il frutto di un duro lavoro.

Una nota: nei registri parrocchiali, un paio di decenni dopo il loro arrivo, le loro famiglie erano dette “di possidenti”, il che ci indica che verso gli anni ’40 e ’50 essi dovevano essere proprietari di qualche terreno.

I genitori di Francesca Zuccali si chiamavano Matteo e Giovanna Nidigi (o Nidiggia). Gli Zuccali vivevano a San Gallo, nella Contrada detta “Prato Mengone”, ancora oggi esistente e chiamata in dialetto “Prà Mengù”. Si tratta di un gruppo di poche case diroccate, oggi parzialmente ristrutturate, raggiungibile dal piccolo borgo di San Gallo tramite una strada sterrata in forte pendenza seguita da un sentiero percorribile solo a piedi attraverso un bosco.



[1] Notaio Giuseppe Muscio di Irma (1727-1752), Notaio Antonio Ghizzardi di Irma (1736-1754), Notaio Francesco Turinelli di Irma (1792-1816)

[2]  Firme tratte dall’atto di nascita della mia bisnonna Francesca Bertelli, Ufficio Anagrafe del Comune di Irma, 4 gennaio 1891.