"Diario di un viaggio attraverso i secoli"
by Giacomo Arcidiaco


Un po' di sangue blu...

(ed altre famiglie degne di nota)





E' normale che, ricostruendo la genealogia delle nostre famiglie, possiamo trovare forse inaspettatamente un po' di "sangue blu" ...soprattutto se, così come ho fatto io, si inseguono i propri antenati a 360 gradi, ricercando le origini delle famiglie dei quattro nonni, degli otto bisnonni, dei 16 trisavoli, dei 32 quadrisavoli, e così via, a ritroso attraverso i secoli e attraverso l'Italia. Ad ogni generazione le famiglie da studiare raddoppiano e così le probabilità di trovare curiosità, dati, aneddoti e storie. Tra i vari braccianti, "fatigatori", operai, contadini, pecorai, che costellano il mio albero genealogico ho trovato così qualche proprietario terriero, qualche possidente, qualche ecclesiastico e anche qualcuno che nel Settecento svolgeva professioni all'epoca dette nobili o liberali (ad esempio dottori in legge, medici, notai, giudici). Queste famiglie che, nel Seicento, Settecento o Ottocento erano borghesi o benestanti, potevano essersi arricchite col commercio o con il duro lavoro, ma potevano anche essere discendenti da rami cadetti di famiglie nobili. Ad esempio la famiglia Aulenta (della mia nonna paterna) era costituita alla fine del Settecento da ricchi falegnami che fecero studiare i figli e li portarono a costituire nell'Ottocento una delle famiglie benestanti di Acquaviva delle Fonti (BA). In questo modo la famiglia Aulenta si unì nell'Ottocento ad altre ricche famiglie pugliesi (tra cui i Brunetti di Monopoli, i Cito di Alberobello e Locorodondo, i D'Amore di Alberobello e Napoli) che a loro volta discendevano da altre famiglie per lo più di pari grado. I Mandalari, famiglia calabrese della madre del mio nonno paterno, appartenevano alla ricca borghesia di Melito Porto Salvo (RC) e nel Settecento e Ottocento si erano uniti ad altre famiglie benestanti del luogo come i Tropea, i Cilea, i Caracciolo. Una bisnonna della mia bisnonna si chiamava Maria Saveria Caracciolo, e discendeva da un ricca famiglia di Pentidattilo imparentata con gli antichi feudatari del paese. Giovanni Bortolan (1768-1843), lontano cugino di una mia quadrisavola veneta, aveva acquisito un titolo nobiliare concessogli per meriti commerciali dalle autorita austriache nel 1838 grazie alla fonderia di famiglia fondata nel Seicento dal mio avo Sebastiano Bortolan di Treviso. Andando a ritroso nella genealogie di famiglie che nel Settecento erano chiaramente borghesi, se non nobili, è così possibile trovare antenati discendenti da famiglie che nobili lo erano davvero o almeno lo erano state. Ma questo può avvenire anche in famiglie ben più modeste, che, per varie traversie, si ritrovano collegate a rami di famiglie che un tempo, decenni o secoli prima, erano state di sangue blu. Nella famiglia del mio bisnonno Giuseppe Arcidiaco di San Lorenzo (RC) troviamo ad esempio (tramite una genealogia molto arzigogolata che passa per le famiglie Trapani e Manti) una lontana discendenza dagli antichi feudatari del paese: gli Abenavoli.



Gli Abenavoli di San Lorenzo





Si rimanda, per questa famiglia, allo studio pubblicato su www.archiviareagrecanica.it



I Pontari di San Lorenzo e Bagaladi





Giuseppa Pontari era la nonna materna del mio quadrisavolo Vincenzo Mafrici (1796-1856) di Bagaladi, nonno materno del mio bisnonno Giuseppe Arcidiaco. La ricerca delle origini della sua famiglia tra gli atti Parrocchiali di Stato Civile di San Lorenzo e di Bagaladi, e gli atti Parrocchiali di Cannavò (RC) ha permesso la costruzione di un albero genealogico piuttosto dettagliato che, di generazione in generazione, ci porta fino all'inizio del Cinquecento. Pur non avendo dato tutti i risultati sperati (non sempre i parroci di Bagaladi del Settecento furono solerti e zelanti nella compilazione dei registri parrocchiali per cui i genitori della nostra Giuseppa non risultano -ad oggi- noti) l'albero è ugualmente abbastanza particolareggiato, e, cosa degna di nota, organicamente collegato dalle informazioni reperite su tre diverse Perrocchie distanti anche parecchi chilometri una dall'altra. Tra gli atti di Stato Civile di San Lorenzo dell'Ottocento, due sono i rami principali della famiglia Pontari che fanno capolino: uno più benestante, che i più antichi registri della Parrocchia Arcipretale fanno discendere da Francesco Pontari (1711 circa - 1778). Questo Francesco Pontari fu censito di volta in volta come bracciante (cfr. Catasto Onciario di San Lorenzo del 1746) o come massaro (cfr. atto di morte di una delle figlie), e la sua numerosa famiglia si distinse nella seconda metà dell'Ottocento con alcuni Reverendi e Sacerdoti, vari possidenti, un farmacista, e, non ultimo, uno dei "cassieri comunali" di San Lorenzo. L'altro ramo, più modesto, discendese dai fratelli Giuseppe (nato verso il 1684, di professione "custode di neri") e Giovanni Giacomo Pontari (1676 circa - 1741). I documenti indicano però chiaramente che tutte queste famiglie Laurentine provenivano dal vicino paese di Bagaladi, dove si erano stabilite dall'inizio del Seicento con i fratelli Paolo, Domenico, (e probabilmente Michele), che risultano a loro volta provenire dalla parrocchia di Santa Maria del Riparo di Reggio. Appartente a questa famiglia, e sicuramente da ricordare, fu il Colonnello Pontari di San Lorenzo, a cui è intitolata una via nel centro del paese.



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Un po' disangue blu

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